
Il mistero attorno alla scomparsa di Riccardo Branchini, il giovane di diciannove anni di Acqualagna sparito nella notte tra il 12 e il 13 ottobre 2024, si arricchisce di un elemento potenzialmente cruciale. La madre di Riccardo, Federica Pambianchi, instancabile nella sua ricerca, ha recentemente recuperato un paio di boxer neri nei pressi del luogo dove era stata trovata l’auto del ragazzo. L’indumento è stato consegnato senza indugi alle autorità giudiziarie, riaccendendo i riflettori su un caso che tiene in apprensione l’intera comunità locale e che vede la famiglia opporsi con forza a un possibile archiviazione delle indagini.
Ogni giorno Federica Pambianchi ritorna sul luogo dell’ultimo avvistamento dell’automobile del figlio, spinta dalla determinazione di individuare qualsiasi elemento utile a fare chiarezza. Domenica scorsa, durante una delle sue ricerche personali, ha trovato un paio di boxer di colore nero abbandonati. Immediatamente ha provveduto a consegnare l’indumento alla Procura di Urbino affinché si possa procedere con gli accertamenti del caso, in particolare con l’analisi del Dna. La madre ha sottolineato come la taglia e il modello corrispondano esattamente a quelli che Riccardo indossava abitualmente. Questo dettaglio assume particolare rilievo se si considera che nell’auto rinvenuta abbandonata vicino alla diga, subito dopo la scomparsa, erano presenti effetti personali quali abiti, portafoglio e telefono, ma mancavano proprio l’intimo, la canottiera, i calzini e gli occhiali da vista.
Per confrontare il materiale genetico recuperato sui boxer con quello di Riccardo, gli inquirenti utilizzeranno lo spazzolino da denti e la mascherina dentale del ragazzo, già acquisiti nelle fasi iniziali dell’indagine in previsione di questa eventualità.
Il ritrovamento giunge in un momento di grande tensione per la famiglia Branchini. La Procura della Repubblica di Urbino ha infatti formalizzato la richiesta di archiviazione del fascicolo aperto con l’ipotesi di istigazione al suicidio, attualmente a carico di ignoti. L’avvocata Elena Fabbri, che assiste i familiari, sta valutando la documentazione per presentare un’opposizione formale contro questa decisione. Federica Pambianchi ha dichiarato di sentirsi profondamente provata e distrutta dalle ultime novità, evidenziando come l’ipotesi di archiviazione unita al ritrovamento dei boxer renda la situazione emotivamente insostenibile.
Un ulteriore colpo alle speranze della famiglia arriva dalla decisione della Provincia di Pesaro e Urbino riguardo alla gestione della diga del Furlo. La richiesta di svuotare completamente il bacino per verificare la presenza del corpo di Riccardo era stata inizialmente accolta, ma successivamente è stata revocata. Le motivazioni ufficiali riguardano la necessità di tutelare la fauna ittica locale, con il diniego basato sulle tempistiche e modalità operative non conformi alle stringenti misure di mitigazione ambientale previste dalla normativa vigente.
Federica Pambianchi ha ribadito che lo svuotamento del bacino rappresenta l’unica soluzione per ottenere certezze definitive. Nel caso in cui il corpo fosse individuato, la famiglia potrebbe finalmente assicurare una degna sepoltura al giovane; in caso contrario, le ricerche proseguirebbero con nuovo vigore, nella speranza che Riccardo sia ancora vivo.
I familiari di Riccardo non intendono arrendersi e stanno coinvolgendo la cittadinanza nella loro battaglia. Nelle ultime settimane è stata lanciata una petizione online per chiedere alle autorità competenti di rivedere il divieto e procedere allo svuotamento della diga. La campagna, diffusa anche tramite i social network, in particolare su Facebook, ha già raccolto oltre duemila firme. La madre ha sottolineato che l’iniziativa non prevede raccolte di fondi, ma punta unicamente al supporto morale, alle condivisioni e alle sottoscrizioni, come dimostrazione di solidarietà e umanità da parte di una comunità che reclama risposte chiare su questa dolorosa vicenda.