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Otto e mezzo, Travaglio contro Draghi: “Non sta toccando palla nella crisi ucraina”

Marco Travaglio protagonista dell’ultima puntata di Otto e mezzo. Il direttore del Fatto Quotidiano discute animatamente con il collega direttore di Libero, Alessandro Sallusti, su chi sia più o meno vicino al presidente russo Vladimir Putin. Poi, punta il dito contro il presidente del Consiglio Mario Draghi che, a suo dire, durante questa crisi legata alla guerra in Ucraina, “non sta toccando palla”

Marco Travaglio a Otto e mezzo

La Gruber ricorda le telefonate che il premier italiano Draghi ha avuto nelle sorse ore sia con Vladimir Putin che con gli altri leader occidentali. Poi domanda al suo ospite che “ruolo si sta ritagliando” in questa crisi ucraina. “A giudicare dalle aspettative, quando Angela Merkel andò in pensione, si disse che aveva passato a Draghi il testimone di guida dell’Europa. – replica sarcastico Travaglio – Evidentemente ci saremmo aspettati un altro ruolo da parte non solo dell’Italia, ma soprattutto della personalità Draghi. Mi pare che finora non abbia toccato palla”.

“Gli unici leader attivi in questa partita sono il presidente francese Macron che ha problemi elettorali e il cancelliere tedesco Scholz. – puntualizza Marco Travaglio – Noi siamo appiattiti come sogliole sulla posizione americana. L’altro giorno quasi tutti i capi di Stato dell’Occidente hanno preso le distanze dal delirio verbale di Biden che è andato a preannunciare di fatto un colpo di Stato in Russia, senza aver avvertito minimamente gli alleati. È stato smentito addirittura dal portavoce della Casa Bianca e dal segretario di Stato Blinken”.

“L’unico che non ha preso minimamente le distanze, mentre anche altri politici della nostra maggioranza lo facevano, è stato proprio Draghi. – Travaglio punta il dito contro il presidente del Consiglio italiano – Mi auguro che si stia ritagliando un ruolo segretamente. Che stia facendo un sacco di cose che noi non vediamo. Perché, da quello che noi vediamo, letteralmente non sta toccando palla”, conclude ironizzando il direttore del Fatto.

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