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Al Viminale Lamorgese sfratta lo staff di Salvini e ci fa risparmiare mezzo milione di euro

Zitta zitta, Luciana Lamorgese si sta ritagliando uno spazio sempre più importante nella scena politica italiana. Non twitta, non urla, non vomita odio di continuo, non appare: eppure i risultati con lei al ministero degli Interni sono incredibili nel dopo-Salvini. E adesso arriva la notizia di un altro piccolo cambiamento. Con l’addio di Matteo Salvini – e del suo sontuoso staff dal Viminale – gli italiani non dovranno più pagare l’armata leghista che per quattordici mesi ha curato (a spese nostre) la comunicazione del leader della Lega. Ma com’è che Lamorgese riesce a fare il ministro spendendo un quinto di quello che ci costava Salvini?

A fare il conto del risparmio per le casse dello Stato è Mauro Munafò per L’Espresso che ha calcolato la differenza tra gli stipendi pagati a quelli della Bestia e il nuovo staff del ministro Luciana Lamorgese. Gli uomini del Capitano pesavano sulle finanze del Ministero per 718mila euro l’anno. Lamorgese ha tagliato notevolmente le spese per i suoi uffici di diretta collaborazione consentendo un risparmio di ben 560mila euro. In pratica a quanto pare il Ministero si può gestire tranquillamente spendendo un quinto di quello che Salvini faceva spendere agli italiani.

Lo staff che Salvini si era portato al Viminale (e a Palazzo Chigi) costava ai contribuenti all’incirca mille euro al giorno. Al Viminale gli italiani pagavano anche lo staff di addetti alla comunicazione. Persone che prima di arrivare al Ministero erano assunte (con un Co.Co.Co.) dalla Lega per Salvini Premier. A capo dell’ufficio stampa c’era Matteo Pandini (che ha anche curato una biografia di Salvini) con un compenso lordo annuo pari a 90mila euro, c’erano poi il figlio del Presidente della RAI Leonardo Foa, Fabio Fisconti, Andrea Zanelli e Daniele Bertana che percepivano un compenso annuo pari a 41.600 euro.

Ai risparmi calcolati dall’Espresso vanno aggiunti anche quelli di Palazzo Chigi. Salvini infatti ricopriva il doppio incarico di ministro e Vicepremier (che nel Conte 2 non c’è) con uno staff di tutto rispetto che costava poco meno di cinquecentomila euro all’anno. Ma i risultati più importanti – risparmi a parte – Luciana Lamorgese li ha raccolti sul campo, riuscendo a gestire la questione migratoria e a concordare con gli altri Stati europei la redistribuzione.

 

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