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Salvini, altro che porti chiusi: a Lampedusa sbarchi da record

Non solo non ci sono i rimpatri che aveva promesso Salvini, ma continuano anche gli sbarchi. Lampedusa, infatti, si conferma primo porto di sbarco di migranti in Italia. I barchini continuano ad arrivare senza soluzione di continuità, l’ultimo ieri pomeriggio, il dodicesimo dall’inizio dell’anno, tutte piccole imbarcazioni con pochi migranti a bordo. Come quello arrivato per ultimo con undici persone a bordo, dieci adulti e un bambino.

Alcuni giorni fa, tra il 25 e il 26 marzo, in meno di 24 ore erano giunti in 39, in modo autonomo fino in porto, su due piccoli natanti. Solo gli ultimi di una catena di approdi che in questi primi tre mesi del 2019 hanno visto sbarcare a Lampedusa 262 migranti, più della metà dei 517 arrivati finora sulle coste italiane.

E se Salvini blocca le navi delle Ong in porto è perché quelle mediaticamente funzionano. Di questi mini-sbarchi, invece, tende a non dare notizia e a non parlarne. A gennaio 2018 Matteo Salvini in campagna elettorale prometteva: “Non vedo l’ora di vincere le elezioni per riempire gli aerei e riportare gli immigrati a casa loro. Ce ne sono troppi”. Le elezioni le ha vinte. Nei primi sei mesi da ministro dell’Interno (giugno-dicembre 2018) ha rimpatriato 3.851 irregolari.

Nello stesso periodo di tempo, l’anno prima, l’allora ministro dell’Interno Marco Minniti aveva eseguito 3.968 rimpatri. Dal primo gennaio 2019 al 17 febbraio sono stati 867, 18 al giorno. Complessivamente nel 2018 — con il governo Gentiloni per la prima metà dell’anno e della Lega-M5S per la seconda — ci sono state 6.820 espulsioni, sempre 18 al giorno. Nel 2017 sotto Gentiloni 6.514, ovvero 17 al giorno.

In base agli ultimi dati Eurostat disponibili, tra il 2015 e il 2017 su 530 mila irregolari presenti in Italia, sono stati emessi 95.910 fogli di via, mentre i rimpatri effettivi sono stati 16.899 (meno del 18%): significa che il numero di chi viene riaccompagnato nel proprio Paese — indipendentemente dal governo in carica — è infinitamente più basso rispetto alla platea di chi potenzialmente dovrebbe lasciare l’Italia.

Per rimpatriare un immigrato è indispensabile che il Paese d’origine lo riconosca come suo cittadino: se l’ambasciata del Paese in questione non emette il documento di viaggio per il rientro, non possiamo rimpatriare nessuno perché poi non è permesso lo sbarco. Dunque, servono accordi con gli Stati che devono riprendersi gli irregolari, e per riuscire a sottoscriverli bisogna dare in cambio qualcosa. E questo Salvini non lo sta assolutamente facendo. Fa campagna elettorale permanente, però, questo sì.

 

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