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“L’antifascismo una parodia”: lo scivolone di Battista

Per difendere Giorgia Meloni dagli attacchi del New York Times sul pericolo fascista in Italia, Pierluigi Battista ha scritto un commento sul Giornale, intitolato: “Una balla il pericolo fascista. Ma la stampa è conformista”.

Pierluigi Battista

Nel mezzo della sua esposizione si incappa in questo passaggio: “Come sempre, ad ogni campagna elettorale si agita questa storia in modo pretestuoso. L’hanno fatta l’inchiesta sui saluti romani? Bene. Per mesi nulla, sono ridiventati tutti fascisti improvvisamente in Italia o forse era un’esagerazione? Adesso aspetto le coraggiose inchieste di Fanpage sul consigliere comunale del paesello che ha il busto di Mussolini sulla scrivania, chissà quante ne faranno nei prossimi due mesi. Ma davvero pensano che la Meloni abbia pronte le squadracce con l’olio di ricino e il manganello? Che abbia quello in testa? Io sono orgogliosamente antifascista, ma non si può usare l’antifascismo in modo strumentale, solo quando serve, sennò lo si riduce ad una parodia. Come l’Anpi che fa la pastasciutta antifascista. Sono cose che a me danno molto fastidio perché finiscono per ridicolizzare una cosa estremamente seria come l’antifascismo”.

L’ultimo riferimento all’antifascismo da parodia non è casuale: proprio il 25 luglio i circoli Arci, ma in generale tutti gli antifascisti italiani propongono iniziative di comunità chiamandole “pastasciutta antifascista”. Il 25 luglio 1943, infatti, il gran consiglio del fascismo destituì il suo duce, Benito Mussolini, che fu poi arrestato all’uscita su ordine del re. Appresa la notizia, in casa della famiglia Cervi si svolse una grande festa popolare.

Dalla loro casa nel Friuli cominciarono a distribuire chili e chili di pasta fatta in casa per la gioia di quel momento. Papà Alcide e i suoi sette figli non potevano immaginare che gli eventi sarebbero precipitati notevolmente, ma presero lo stesso parte alla resistenza formando la Banda Cervi. A dicembre di quell’anno la famiglia pagò a caro prezzo quella scelta: tutti e sette i fratelli Cervi furono torturati e poi fucilati dai fascisti.

La destra italiana sembra alimentare un continuo lapsus freudiano sulla famiglia Cervi, da Berlusconi in campagna elettorale che a Porta a Porta diceva di voler incontrare il povero Alcide, già morto da decenni, fino alla minimizzazione odierna di Battista.

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