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Le donne scalano i Cda delle società quotate: sale la percentuale

Ci sono voluti cinque anni, ma alla fine l’obiettivo è stato centrato e superato: il 33,5% delle poltrone dei consigli di amministrazione delle 237 società quotate in Borsa al mercato telematico è occupato da una donna. Complice anche il maxi rinnovo dei board di ben 64 società nel 2017, oggi le quote rosa di un terzo fissate dalla legge Golfo-Mosca nei Cda possono dirsi rispettate. Un traguardo che ci colloca tra i Paesi più virtuosi in Europa, insieme a Norvegia, Francia e Svezia. Le quote Italiane ,va detto subito, sono temporanee e graduali, fissate al 20% per la prima elezione successiva al 2012 e al 33% per le due seguenti.Si applicano non solo ai consigli di amministrazione, ma anche ai collegi sindacali. Non solo alle società quotate, ma anche a quelle a controllo pubblico. Infatti sono 751 le donne che a fine 2017 risultavano nei Cda delle società quotate alla Borsa di Milano, su un totale di 2244 componenti.

L’aumento è stato del 9,3% rispetto al 2016. La presenza femminile è in percentuale più alta nei collegi sindacali con 489 donne su 1215 sindaci, l’equivalente del 40,2% . In generale le donne sono più giovani rispetto ai pari grado maschi: 52 anni contro 59 nei Cda, 51 contro 54 nei collegi sindacali.

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“La legge è stata un successo e a trovato ampia applicazione -commenta Marco Nespolo, amministratore delegato di Cerved-. Per avere un risultato profondo nel tessuto economico del Paese e per promuovere una maggiore presenza femminile, c’è molto da lavorare. Le imprese ad esempio, possono utilizzare di più e meglio la tecnologia e lo smart working per favorire percorsi di carriera femminili più rapidi”.

Nel settore pubblico le quote rosa si applicano dal 2013 nelle società controllate dalla Pa. Anche in questo ambito l’effetto positivo c’è stato, con un aumento di 660 donne nei ruoli di rilievo di consigli di amministrazione (26,2%) e collegi sindacali (18,2%). Ma anche qui non mancano i margini di miglioramento, sopratutto nelle Regioni del Sud, in cui le donne al vertice occupano meno di un quinto delle cariche. Maglia nera è la Basilicata (9,7%) distante anni luce dal virtuoso Friuli Venezia Giulia (31,1%).

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“Avere più donne ai vertici significa traghettare il Paese verso un orizzonte di crescita, benessere e modernità” , commenta Lella Golfo, presidente della Fondazione Bellisario. Le quota rosa, pur in miglioramento, sono comunque a livelli più bassi, al 17,4% (rispetto al 13,8% del 2011). Si tratta di 9mila donne su 53mila amministratori di società non finanziarie italiane, che negli ultimi dieci anni, hanno realizzato un fatturato superiore a 10 milioni di euro ( circa 14mila). Un effetto traino più evidente si registra tra le società che fatturano oltre 200 milioni di euro: quelle in regola con le quote rosa risultano infatti raddoppiate dal 2012 al 2017, passando dal 12% al 21,5% del totale.

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