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Così fermate l’Italia. Grandi opere, gli imprenditori all’attacco del governo: Cinque Stelle sotto assedio

23 voti a favore, 2 contrari. Così Torino ha detto no alla Tav: il Consiglio comunale ha infatti approvato l’ordine del giorno M5S che esprime contrarietà al progetto di ferrovia per collegare l’Italia alla Francia chiedendo di sospendere l’opera in attesa dei risultati dell’analisi costi/benefici. “La Giunta comunale è assolutamente favorevole a questo atto” ha detto l’assessore ai Rapporti col Consiglio e all’Ambiente Alberto Unia.

“L’atto – ha sottolineato – dice solo che abbiamo bisogno di dati e di sapere se c’è una sostenibilità economica dell’opera”. Assente il sindaco Chiara Appendino, che si trovava a Dubai. Una scelta che ha vissuto momenti di grande tensione in aula, con l’intero centrosinistra a mostrare cartelli favorevoli alla Tav finendo espulso grazie all’aiuto dei vigili urbani (accompagnati fuori anche Stefano Lo Russo e Piero Fassino).

Bagarre anche fuori, con gli agenti a creare uno sbarramento per evitare che contrari e favorevoli all’opera vengano a contatto. L’allerta proseguirà nelle prossime ore, quando il Consiglio comunale discuterà l’ordine del giorno con cui il Comune chiederà al Governo di rinunciare alla costruzione della linea ad alta velocità Torino-Lione. Sul piede di guerra, in presidio subito fuori l’edificio, anche imprenditori e sindacati oltre che esponenti politici dell’opposizione.
 Api, Unione Industriale, Amma, Ascom, Confartigianato, Cna, Confesercenti, Collegio Costruttori, Confapi: queste le sigle che assisteranno al dibattito insieme a Cisl e Fim, nella speranza di una retromarcia pentastellata. Il Movimento, che ha già incontrato alcuni rappresentanti del mondo delle imprese, non cede di un millimetro. La città si è spaccata in due, con slogan e striscioni di opposte fazioni a fare il giro dei social.

A dar voce alla protesta anche Dario Gallina, presidente degli industriali di Torino, che ha lanciato l’idea di una marcia “dei 100mila” per far sentire la voce di chi non vuole sentir parlare di stop alle grandi imprese. “Nella maggioranza ho trovato un clima di frasi fatti e ideologie – ha spiegato a La Repubblica – questo populismo ambientalista ha un modo di intendere l’economia che non porta da nessuna parte. Abbiamo chiesto di rinviare la mozione, ci hanno detto no. Così non va bene”

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