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Lega, ecco chi sono 2 dei deputati accusati di aver chiesto il bonus Iva

Nel caos in cui versa la Lega, partito più interessato da tutti gli altri sul fronte “furbetti del bonus Iva” (di cinque parlamentari che lo hanno richiesto, 3 sono proprio esponenti del Carroccio) iniziano a circolare i nomi dei colpevoli o presunti tali, visto che di prese di posizione da parte del partito al momento non si vede nemmeno l’ombra. Stando a quanto riportato dal Corriere della Sera e dal Messaggero, due dei protagonisti della vicenda sarebbero Andrea Dara ed Elena Murelli.

Una situazione imbarazzante che ha fatto schizzare alle stelle l’asticella della tensione in ogni partito coinvolto (oltre alla Lega, anche M5S e Iv). Il coordinatore di Italia Viva Ettore Rosato ha puntato il dito contro l’Inps, accusandola di modi “barbari” e negando il coinvolgimento di qualche collega nella vicenda. Sul fronte Lega, invece, due nomi hanno iniziato a circolare. Il primo è quello di Andrea Cara, imprenditore tessile del mantovano entrato alla Camera per la prima volta nel 2018 grazie a Salvini. Il suo reddito è passato, grazie al Parlamento, da 55 mila a 104 mila euro l’anno. Alle domande del Corriere sul perché avrebbe chiesto il bonus Iva, non ha risposto.
A confermare il possibile coinvolgimento di Dara è anche una testata di Mantova, secondo la quale però la versione ufficiale al momento sarebbe quella di un errore del commercialista di famiglia, che avrebbe inoltrato la richiesta in automatico assieme a quella per la madre del deputato. L’altro nome che circola nella Lega è quello di Elena Murelli, 45 anni, piacentina di Podenzano, che sul sito della Camera si definisce docente a contratto all’Università Cattolica e “libera professionista specializzata in consulenze su finanziamenti europei per la ricerca e l’innovazione”. Raggiunta dal Fatto Quotidiano, anche lei si sarebbe trincerata dietro un “no comment”.Una scelta, da parte di entrambi, di nascondersi dietro il silenzio totale che potrebbe arrivare direttamente dal partito: secondo alcuni colleghi, infatti, l’ordine sarebbe quello di non rispondere. Non manca chi nega l’esistenza del caso, come il senatore leghista Centinaio: “La mia idea è che tra qualche giorno tutta questa storia potrebbe diventare una bufala” ha detto nel corso di un’intervista rilasciata a Radio Capital.

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