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Scissione della Lega: ecco cosa c’è dietro la conversione di Salvini su Draghi

Il nome di Mario Draghi ha – per quanto tutti sapessero che prima o poi sarebbe spuntato davvero fuori – sembra aver scosso tutti. Ogni partito si è diviso, ogni coalizione si è smembrata. Non solo il Movimento 5 Stelle, di cui ora Grillo sta cercando di tenere insieme i cocci, ma anche la Lega. Dietro le nuove immagini di Giorgetti e Salvini sempre insieme si nasconde in realtà una spaccatura insanabile, e ora negli ambienti del Carroccio si parla addirittura di possibile scissione. Una scissione che se non è nei fatti, è sicuramente nella sostanza. Perché il Capitano ormai è stato messo in minoranza. Nella riunione del partito per decidere il da farsi con Draghi, si è tenuto una sorta di mini-congresso, dove le posizione no-Europa e sovraniste di Salvini sono state schiacciate dal pragmatismo e dalla “Lega di governo” che vogliono Giorgetti e Zaia.

La “Lega del Nord”, dunque, ha vinto sulla “Lega per Salvini premier”, le due anime di nuovo divise. Non sono un caso, infatti, le parole di Luca Zaia al Corriere: “Sono sicuro che Matteo Salvini saprà muoversi con senso di responsabilità nei confronti del paese, e anche responsabilità nei confronti della nostra identità. Salvini affronterà il colloquio con Draghi mettendosi al tavolo per verificare se davvero un nostro appoggio possa essere concreto. E il famoso tema dei punti fondamentali: si va al tavolo per verificare se sia possibile lavorare. Draghi? È un personaggio di indiscusso standing internazionale. È innegabile e saremmo poco onesti intellettualmente se non lo dicessimo: è l’uomo che ha riscattato l’immagine dell’Italia attraverso tutta la sua carriera in particolare nei suoi otto anni di presidenza della Bce. E nemmeno è soltanto questione di curriculum”.

E Giorgetti? Altrettanto netto: “Mario Draghi è un fuoriclasse come Ronaldo, non può stare in panchina” avvisa in un’intervista all’Agi. Poi aggiunge: “Senza la Lega il governo sarebbe zoppo, ma serve coerenza con i nostri valori. No a fotocopie di Conte, abbiamo proposte ragionevoli, il primo partito va ascoltato”. È tutto? Macché! Anche i più euroscettici di tutti, Borghi e Bagnai, hanno presto scaricato le posizioni di Salvini che subito dopo aver udito il nome di Draghi si era abbracciato alla Meloni per gridare un forte NO!

Salvo poi dover far retromarcia in pochissimo tempo, quando il partito lo ha messo in minoranza. Borghi e Bagnai, dopo aver odiato l’euro e la Bce, aver scritto e detto cose terrificanti sull’Unione Europea, adesso camminano in completa letizia verso Mario Draghi. “Draghi? Ma io Draghi l’ho sempre stimato”. La scorsa estate Bagnai è subentrato a Borghi alla guida del “dipartimento economia” della Lega. Salvini, all’epoca, voleva che il partito continuasse ad essere decisamente orientato: e Bagnai, senatore e docente all’università di Pescara, è noto alla comunità scientifica e politica solo ed esclusivamente per la sua forsennata battaglia contro l’Eurozona. Ma ora ha cambiato strada anche lui…

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