Un solo voto basta a fermare l’emendamento sulla riforma della legge elettorale sostenuto dalla maggioranza. Alla Camera la proposta per reintrodurre le preferenze, accanto al capolista bloccato, è stata respinta con 188 contrari e 187 favorevoli. Lo scrutinio segreto ha aperto un caso politico nel centrodestra: secondo i calcoli della Lega, all’appello sarebbero mancati 31 voti.
Camera, respinto l’emendamento sulle preferenze
L’emendamento era stato presentato da Fratelli d’Italia, Noi Moderati e Udc nell’ambito della riforma elettorale. Il testo prevedeva il ritorno delle preferenze dopo oltre trent’anni di liste bloccate, mantenendo tuttavia la figura del capolista bloccato.
Gli elettori avrebbero potuto indicare fino a tre preferenze per candidati appartenenti alla medesima lista. Il voto dell’Aula, svolto a scrutinio segreto, ha però determinato la bocciatura della proposta per un margine minimo.
Il caso dei 31 franchi tiratori nella maggioranza
La segretezza del voto non consente di individuare i singoli deputati che non hanno sostenuto l’emendamento. Dopo l’esito della votazione, tuttavia, il tema dei franchi tiratori è diventato centrale nel dibattito tra le forze di governo.
Il capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari, ha dichiarato che, in base ai conteggi effettuati, sarebbero 31 i voti mancanti rispetto alle attese della maggioranza. Molinari ha precisato di non avere elementi per attribuire tali defezioni a parlamentari leghisti.
Il capogruppo di Fratelli d’Italia, Galeazzo Bignami, ha lasciato intendere che alcuni deputati della coalizione possano non aver votato il provvedimento. I nomi, tuttavia, restano coperti dallo scrutinio segreto.
Meloni: «Ha vinto di nuovo la palude»
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha commentato l’esito del voto attraverso i social. La premier ha scritto: «Ci abbiamo provato. Ha vinto di nuovo la palude», ribadendo che l’obiettivo della proposta era riportare le preferenze nel sistema elettorale.
Meloni ha inoltre ricordato di aver chiesto che la votazione avvenisse in forma palese, sostenendo che le opposizioni abbiano invece optato per lo scrutinio segreto. Secondo la presidente del Consiglio, le forze di opposizione hanno votato compatte contro l’emendamento, mentre nella maggioranza sono emerse assenze di consenso da approfondire.
Tajani invita a proseguire, opposizioni all’attacco
Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha definito il risultato un «incidente di percorso», sottolineando che non si trattava di un voto di fiducia e invitando la maggioranza a continuare l’attività di governo.
Di segno opposto le reazioni delle opposizioni. La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha parlato di un voto contro l’arroganza. Il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha interpretato la bocciatura come una sfiducia politica della maggioranza nei confronti di Meloni, chiedendone le dimissioni.
Anche Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni hanno letto il voto come il segnale di una maggioranza non compatta su una misura fortemente sostenuta dalla presidente del Consiglio. La bocciatura dell’emendamento chiude dunque un passaggio parlamentare rilevante e lascia aperta la questione delle divisioni emerse nel voto segreto.