Economia

Reddito di cittadinanza, scoppia il bubbone. Un governo che si regge sul nulla

Sono ore molto concitate per il governo Lega-Cinque Stelle. Da una parte c’è chi dal Movimento intima a Tria di dimettersi (per poi smentire), e dall’altra c’è chi minaccia ripercussioni sulla tenuta della maggioranza se alcune cose non andranno come i pentastellati vorrebbero. Ad alzare la voce, in un clima di chiasso continuo, arriva anche la ministra per il Sud Barbara Lezzi: “In manovra non transigerò sul reddito di cittadinanza, e non solo per il Sud. Su questo Tria ci deve ascoltare. Non si tratta di far cadere il ministro dell’Economia, senza reddito di cittadinanza l’intero governo avrà problemi“. Lo dice chiaro e tondo: “problemi per l’intero governo”. Insomma, un messaggio che arriva forte e chiaro e che sembra una minaccia (nemmeno tanto) velata.

E poi aggiunge: “Noi non diciamo tutto e subito, ci prendiamo l’arco della legislatura, ma bisogna iniziare e in modo significativo” con la legge di Bilancio. Un documento sul quale punta l’attenzione anche l’Europa, con il commissario Pierre Moscovici che da una conferenza stampa parigina, incalza rispondendo a una domanda: “L’Italia deve essere credibile, con un bilancio credibile. Ho visto il ministro Tria venerdì pomeriggio a Vienna. Continuiamo a lavorare per una soluzione comune”, sostiene Moscovici aggiungendo che “alla fine non sarà soltanto lui a votare la legge di bilancio, ma tutto il governo”.

In Italia però le pressioni persistono. Lezzi indica in 10 miliardi la cifra adatta a fronteggiare un’emergenza fatta di 5 milioni di poveri. Tria, in verità, non sembra convinto di spendere tanto: “Eppure lui ci deve assolutamente ascoltare, una chiusura su questo sarebbe un problema”. In questo clima, mentre alcuni giornali ipotizzano addirittura le dimissioni di Tria, l’agenzia d’informazione Agi butta acqua sul fuoco: l’ipotesi di un addio del ministro – dicono fonti del ministero della Economia – sono “destituite di ogni fondamento”.

E il ministro Di Maio sdrammatizza: “Con Giovanni Tria non c’e alcuna divisione, non sono state avanzate minacce o ultimatum. Quello che stiamo facendo è lavorare tutti insieme per trovare le soluzioni necessarie per portare a casa flax tax, reddito di cittadinanza e superamento della legge Fornero”. Allora dice ancora Lezzi che la legge di Bilancio prevederà “la decontribuzione al 100% per i disoccupati del Mezzogiorno. E non solo giovanissimi perché ho tolto il pezzo dell’età. Vorrei valesse per il triennio, cioè per tutti gli assunti nei tre anni. I soldi ci sono, ho già indicato le coperture”.

“Stiamo chiedendo all’Europa di poter fare un piano straordinario delle infrastrutture. Capiamo che i conti pubblici non possono essere sfasciati, però un Paese serio deve avere la possibilità di fare investimenti: la flessibilità la chiediamo per fare investimenti, non per il bonus da 80 euro”. Intanto il ministro Di Maio annuncia il ritorno della cassa integrazione per sostituzione e sposta così il dibattito altrove: “Oggi in Consiglio dei ministri arriva il decreto urgenza con il quale sarà ricostituita la cassa integrazione per cessazione”, dice.

“Quando un’azienda delocalizza all’estero e lascia gli operai in mezza a una strada, noi potremo utilizzare ammortizzatori sociali che possano dare respiro alle famiglie. Questo strumento era stato tolto con il Jobs Act che ha fatto tanti danni, ma noi lo stiamo smantellando”. Nel vecchio regime, quando un’impresa delocalizzava, i suoi dipendenti conservavano l’80 per cento dello stipendio, per 36 mesi, proprio grazie alla cassa.