Difesa

Libia, militari italiani pronti a partire. Ecco la missione studiata dall’Europa

Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, parla di un modello Libano per la Libia. Cioè una missione militare di Caschi blu anche italiani che dovrebbe fare da forza di interposizione nella guerra civile fra Tripoli e Bengasi. Una missione militare della Ue in Libia. Composta da soldati di almeno quattro Paesi: Italia, Francia, Spagna e Germania. A patto che Parigi superi le resistenze della Tunisia e Berlino le difficoltà di ordine costituzionale che circoscrivono le attività sul campo dei suoi soldati. Lo scrive Repubblica, raccontando l’ipotesi di “scarponi europei sul terreno libico. Navi a presidiare le coste e impegno aereo per garantire la sicurezza dei cieli. È questa la svolta che è pronta a lanciare Bruxelles, a patto che la tregua a cui lavorano Mosca e Ankara regga per davvero”.

Ma il premier Conte frena: “È prematuro parlare di militari italiani in Libia”. E intanto, insieme al ministro degli Esteri Luigi Di Maio, Conte continua nelle missioni in tutti quegli Stati che possano fare pressioni su Haftar e Al Sarraj. E dunque Ankara, ma anche Mosca con il titolare della Farnesina che preme sul collega Sergei Lavrov. I contatti di ieri non sembrano aver sortito gli effetti sperati, ma oggi ci saranno nuovi tentativi nella speranza che si riesca comunque a far svolgere la conferenza di Berlino.

La Difesa spinge per un aumento delle risorse con una linea fin troppo esplicita: in un momento di crisi internazionale così grave non possiamo indebolirci in nessuna altra parte del Medio Oriente. E quindi – questo è stato ribadito nelle ultime ore — non ci potrà essere una diminuzione dei numeri del contingente in Afghanistan e tantomeno in Iraq, a meno di non voler mettere ulteriormente a rischio la sicurezza dei reparti. Un discorso che tanto più vale per la Libia in conflitto e con le truppe di Haftar che una settimana fa erano pronte a lanciare l’offensiva proprio in Tripolitania.

L’obiettivo di medio termine dell’Ue è dunque quello di tracciare per la Libia un percorso simile a quello che ha funzionato per il Libano: forze di interposizione dell’Onu, con comando a rotazione. E si fa sempre più insistente l’ipotesi che i militari italiani debbano scendere in campo. Intanto, però, non è riuscito neanche a Vladimir Putin l’impresa di far firmare un documento congiunto per la tregua in Libia tra al-Sarraj e Haftar. Il maresciallo della Cirenaica ha deciso di non firmare e ha lasciato di primo mattino Mosca.

 

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