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Il libro su Salvini e il pupazzetto di Zorro rubato da piccolo. Social scatenati

Il più desiderato dalle donne dello Stivale, anche da quelle di sinistra. Vittima di perfide ingiustizie, come il furto di un pupazzetto di Zorro. Capace di toccare il cuore della gente. Capace di parlare senza aver paura di niente. Così Chiara Giannini ci introduce al “fenomeno chiamato Salvini” nell’incipit del suo libro intervista con il leader della Lega che tanto ha fatto discutere.

“Io sono Matteo Salvini” – poco più di 150 pagine a 17 euro – è infatti pubblicato dalla casa editrice Altaforte del leader di Casa Pound Francesco Polacchi, escluso per apologia di fascismo dal Salone del Libro di Torino.

Ora però la fotografia di una delle prime pagine del libro sta circolando sui social che ironizzano per la sua devozione al caro leader, testualmente “l’uomo più desiderato dalle donne dello Stivale, anche, di nascosto, da quelle di sinistra, malgrado non abbia propriamente la faccia del latin lover”.

Oltre a quella frase vengono sottolineati altri passi dal tono moderatamente elegiaco: “c’è chi pagherebbe oro per vederlo nella quotidianità della vita privata o solo per prenderci un caffè”. Cosa per altro non difficile visti i post su instagram e il concorso “vinci Salvini”, non proprio nascosti al grande pubblico.

Ma la citazione più apprezzata è un’altra. Dopo una breve parentesi sulla Lega: “Salvini non è riuscito solo a portare il suo partito dalle misere percentuali di un tempo a quelle di una forza di governo stabilizzata e solida, ma ha toccato il cuore della gente, con quella naturalezza che solo chi parla senza aver paura di niente può avere”, arriva il capolavoro.

L’aneddoto strappalacrime sull’infanzia: “D’ingiustizie, nella vita, ne ha subite anche lui, sin da piccolo, quando racconta ironicamente che all’asilo gli rubarono il suo pupazzetto di Zorro”. #Zorro che nella serata del 14 maggio è diventato trending topic su Twitter. Citato da persone col cuore spezzato per l’episodio di bullismo contro il baby Matteo. Ironia a valanga.

 

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