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Lo scudo d’acciaio della centrale di Chernobyl

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Centrale di Chernobyl, Ucraina settentrionale, 100 chilometri a nord di Kiev, è stata completata l’installazione dell’enorme scudo: la struttura che isolerà l’impianto nucleare danneggiato per i prossimi 100 anni.

Si potranno così svolgere i lavori di smantellamento del reattore dove si verificò il disastroso incidente dell’aprile 1986.

La struttura, chiamata “New Safe Confinement” (NSC), è una sorta di gigantesca cupola alta 110 metri, lunga 165 e larga 257, pesa ben 36mila tonnellate, è stata apposta sopra il vecchio involucro di cemento.

Il grande sarcofago d’acciaio è costato circa 2 miliardi di euro, donati dalla Comunità Internazionale e dalla Banca Europea per la comunità e lo sviluppo.

Sono serviti 16 anni di lavoro per essere progettato e costruito, molti ritardi sono stati causati dalla delicata situazione politica in Ucraina.

L’area intorno al reattore è ampia quasi 2.600 chilometri quadrati ed è disabitata da decenni, ovviamente, a causa delle radiazioni, ancora talmente potenti che ucciderebbero un robot, se si trovasse nei pressi del reattore.

La vicina città di Prypyat è deserta dal 1986 e molti servizi fotografici hanno dimostrato come la natura ha trasformato la zona, con alberi e piante rampicanti che sono tornati a crescere tra le crepe del cemento e dell’asfalto.

La Banca Europea per la ricostruzione e lo sviluppo, che ha amministrato i fondi per la costruzione del nuovo scudo, ha confermato che i lavori proseguiranno regolarmente anche nei prossimi mesi, in vista della prossima fase di bonifica dell’area.

Nell’aprile del 1986 l’esplosione del reattore numero 4 della centrale di Chernobyl, fu tale da scoperchiare il tetto in cemento dell’edificio e proiettare materiale radioattivo nel raggio di migliaia chilometri.

Decine di persone morirono nell’incidente e altre centinaia furono contaminate dalle radiazioni: ancora oggi non sappiamo precisamente i danni reali ed il numero preciso delle vittime dell’esplosione della centrale di Chernobyl e del suo propagarsi.

Nelle settimane successive al disastro, migliaia di operai, impegnati in turni di pochi minuti per limitare l’esposizione alle radiazioni, costruirono una struttura di cemento per contenere il reattore esploso, il famoso primo “Sarcofago”. Dopo quasi trent’anni dall’incidente, questa struttura era oramai gravemente danneggiata e c’era il timore che potesse crollare, liberando il cielo al di sopra del reattore, col rischio di diffondere le tonnellate di materiale radioattivo che ancora contiene.

Le radiazioni attorno allo scudo precedente sono ancora troppo forti per permettere agli operai di lavorare nelle immediate vicinanze: per questo la nuova struttura è stata costruita a distanza di sicurezza e successivamente applicata sopra la vecchia copertura.

Il nuovo sarcofago è stato progettato per durare cento anni, un tempo non troppo lungo per una struttura in acciaio, che, sempre a causa delle radiazioni non potrà ricevere molta manutenzione.

Oltre a tutto questo l’area intorno alla centrale di Chernobyl è stata trasformata dalla catastrofe del 1986 in una sorta di labirinto di cemento, un intreccio di cavi e strutture d’acciaio fusi insieme al combustibile radioattivo.

Gli esperti credono che la tecnologia necessaria a rimuoverlo non sia ancora stata messa a punto, ma se NSC farà il proprio dovere permetterà di rinviare il problema, dando tempo ai ricercatori ed aiutando, al tempo stesso, il decadimento radioattivo nel sito.

Gianluca Parodi

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Gianluca Parodi
Classe 1986, una laurea in lettere e filosofia barattata con un giuramento di fede all'innovazione ed alla tecnologia. Appassionato di parole, analizza, esamina, interpreta il business, in tutte le sue forme. Ama l'arte e la musica e, molto spesso, si ammala gravemente di sport.