Lo strano caso del Dottor Ronaldo e di Mr Fisco Spagnolo: ecco cos’è successo

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Un vero e proprio ‘giallo d’autore’ quello che si sta consumando a Madrid, in queste ore, si prospetta un divorzio che potrebbe generare il business del secolo.

In un mondo che si sta sgretolando sotto i nostri piedi, dove regnano l’odio e la paura, in un pianeta sconvolto da attentati ed attentatori, c’è un evento incredibile che tiene banco e sconvolge l’umanità intera: ‘lo strano caso di Cristiano Ronaldo ed il fisco spagnolo’.

Da giorni non si parla d’altro, questo enorme trambusto è riuscito perfino a togliere la scena all’affaire Donnarumma, altra questione di stato, dibattuta e discussa da tutti gli organi governativi del globo.

E perché ne parlate anche voi? Vi chiederete…

La risposta è molto semplice: perché ci troviamo di fronte ad uno dei più ingenti business, non solo della storia del calcio.

Cristiano Ronaldo ha gli stessi numeri di una multinazionale, sia in quanto a costi di gestione, sia per quel che riguarda il giro di affari che lo coinvolge, ogni mattina che si alza dal suo letto.

Una vera e propria azienda che gioca a pallone, un ‘one man show’ in grado di spostare tanto gli equilibri sul campo, durante una partita, quanto somme di denaro impensabili, ai limiti dell’astratto.

Ma procediamo con ordine e cerchiamo di fare il punto della situazione.

Il fatto

Qualche giorno fa l’Europa si è risvegliata con una notizia all’uranio impoverito che ha rimbalzato per le pareti del mondo: Cristiano Ronaldo vuole lasciare il Real Madrid.

Dopo una stagione incredibile, in cui è arrivato un double che, per i blancos, mancava più o meno dall’età della pietra, dopo la conquista della seconda Champions League di fila, avvenimento storico mai accaduto prima, dopo aver realizzato un numero di gol che tende all’infinito, arriva l’annuncio shock.

Perché?

Voglia di nuove esperienze? Sfrenato bisogno di stimoli? Nostalgia del paese natale? Litigi con l’allenatore? Screzi coi compagni?

Niente di tutto questo.

L’annosa questione riguarda essenzialmente una guerra aperta col fisco spagnolo.

L’accusa e la ‘legge Beckham’

La news che ha destabilizzato Cristiano Ronaldo è stata la notifica di una frode fiscale di cui è stato accusato, un’evasione di circa 14,7 milioni di euro; stesso fatto che aveva travolto il suo grande rivale storico Lionel Messi, l’anno scorso.

Per lui si parlava di una somma inferiore, per la quale il patteggiamento ed il pagamento di una maxi-multa sono bastati per placare gli animi dell’argentino e del suo entourage.

Per quanto riguarda il campione portoghese, invece, sono stati richiesti 21 mesi di reclusione ed una multa sultanica da 30 milioni di euro.

Tutto questo perché Cristiano Ronaldo ed il suo agente Jorge Mendes, il Mino Raiola portoghese, hanno seguito, per quanto riguarda gli introiti annuali, le indicazioni della cosiddetta ‘legge Beckham’.

La legge Beckham, che porta il nome del noto calciatore inglese è un decreto legge spagnolo approvato nel giugno del 2005 dal Governo Aznar, successivamente abrogato nel 2010 con un emendamento dal socialistissimo Zapatero, per poi essere di nuovo riproposto nel 2014 dal Governo Rajoy.

Ma in che cosa consiste?

È un decreto che prevede una riduzione della tassazione sugli stipendi superiori ai 600mila euro annui, dal 43% al 24%, per tutti i lavoratori stranieri in Spagna. Inizialmente fu pensata per favorire l’ingresso di ricercatori e scienziati in terra iberica, poi si è trasformato in un’incredibile lasciapassare per i migliori calciatori del mondo, a cui i top club spagnoli potevano offrire ingaggi faraonici, spendendo circa la metà rispetto agli altri paesi.

Per farvi un’idea pensate che l’aliquota sugli stipendi dei calciatori in Inghilterra è del 50%, in Italia del 43%, in Germania al 45% e, in Cina, per effetto dell’ultimo provvedimento volto a favorire la crescita di atleti cinesi, scoraggiando l’arrivo di forestieri, ha raggiunto addirittura il 100%.

Potete così capire che, con una tassazione ridotta al 24% il potere delle società spagnole è diventato strapotere, così si sono create le basi dei ripetuti successi degli ultimi anni.

Dicevamo che il Governo Aznar approvò il decreto legge nel giugno 2005, ma fu reso retroattivo al 2004, proprio per far rientrare in questo ambito l’operazione David Beckham, effettuata dal Real Madrid, da qui, il nome ‘legge Beckham’.

La posizione di Cristiano

Ronaldo sostiene che il Real Madrid non abbia tutelato la sua stella, il suo entourage afferma che non c’è stata chiarezza a proposito di questo provvedimento, non si è mai capito se l’abrogazione riguardava i calciatori già in Spagna, che avevano beneficiato del decreto, oppure se valesse soltanto per i nuovi arrivi. Fatto sta che è stata presa la decisione autonoma di applicare gli standard di tassazione al 24%. Per questo si è creato il grande disguido. Cristiano Ronaldo non si è sentito tutelato da parte del suo club, il Real Madrid, dalla sua, afferma che sia stata una scelta del giocatore e dei suoi agenti: è caos.

Inoltre il giocatore afferma che il Real lo sta lasciando solo in questa vicenda ed indiscrezioni, affermano addirittura che sia stata la stessa dirigenza del club campione d’Europa, a volere la foto di Ronaldo sul quotidiano ‘Marca’ (giornale di Madrid), dove appariva la notizia dell’accusa, con indosso la casacca del portogallo, per non infangare il prestigio della ‘camiseta blanca’.

Appena arrivata la notifica delle indagini, il portoghese ha lanciato in aria una patata più bollente di una stella cometa, affermando la sua volontà di lasciare la Spagna.

Non staremo qua a giudicare i principi morali della sua scelta, anche se, considerando il periodo di crisi che la popolazione mondiale sta attraversando, potremmo scrivere paginate di commenti ironici su questa situazione grottesca, visto e considerato che, una multa di 30 milioni di euro per Ronaldo, ha sicuramente, un peso specifico minore di quello che potrebbe avere, per noi comuni mortali, una sanzione per divieto di sosta.

Parleremo invece del macro-business che potrebbe comportare una cessione dell’asso nato povero sull’isola di Madeira.

I numeri dell’operazione

Ma se decidesse di andarsene, chi potrebbe permettersi di acquistare Cristiano Ronaldo?

Probabilmente, alle cifre ufficiali, gli unici in grado di farlo sarebbero Elon Musk, ma crediamo che sarebbe sprecato, un calciatore così forte, per guidare una Tesla col pilota automatico; Mark Zuckerberg, ma forse Facebook è già abbastanza famoso per avere bisogno di un testimonial così costoso; oppure Bill Gates, ma abbiamo dei dubbi sulle capacità di Cristiano di portare un valore aggiunto, come sviluppatore di Microsoft.

Perché queste battute?

Perché la clausola di rescissione per ‘la compra’, come dicono a Madrid, di Cristiano Ronaldo è di 1 miliardo di euro.

Un miliardo di euro, che per i fan del vecchio conio corrispondono a 1.936.270.000.000  di lire: provate a pronunciare questa cifra!

Ovviamente, visto il trambusto che si prospetta, il presidente del Real Madrid  Florentino Perez, ha affermato di poter scendere fino alla modica cifra di 400milioni di euro: noccioline tostate.

Con queste premesse il mondo sta provando a fare i conti in tasca a tutti i club calcistici per capire chi potrebbe permettersi un tale esborso, e l’unica possibilità meno virtuale è rappresentata dallo sceicco Nasser Al-Khelaïfi, patron del Paris Saint Germain, che ha dichiarato di aver fatto sgombrare la Reggia di Versailles per preparare la residenza parigina al campione portoghese.

Ma c’è di più: Cristiano Ronaldo vuole anche scegliersela la destinazione, e non considerando stimolante un’esperienza in un campionato come la Ligue One, in cui probabilmente a ottobre avrebbe già raggiunto quota 100 gol, vorrebbe poter tornare a vestire la maglia del suo primo amore, il Manchester United.

Ovviamente, se avesse scelto il Crotone di Davide Nicola, autore peraltro di un’impresa stoica quanto storica, sarebbe stata più problematica, la realizzazione del suo sogno.

I Red Devils hanno le possibilità di raggiungere certe cifre, magari inserendo delle contropartite tecniche, come l’onerosissimo portiere David De Gea, valutato 120 milioni di euro.

Però scusate, aspettate… e allora il povero Donnarumma?

Ci stiamo inoltrando in una selva oscura, troppo pericolosa, fermiamoci qui, per l’amor di Dio!

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Gianluca Parodi
Classe 1986, una laurea in lettere e filosofia barattata con un giuramento di fede all'innovazione ed alla tecnologia. Appassionato di parole, analizza, esamina, interpreta il business, in tutte le sue forme. Ama l'arte e la musica e, molto spesso, si ammala gravemente di sport.