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“Lobby gay” e “psicopolizia”: il centrodestra attacca la legge contro l’omotransfobia

Una battaglia andata avanti per mesi, quella di un centrodestra compatto, con la sola eccezione di qualche parlamentare di Forza Italia, nell’andare all’assalto del disegno di legge Zan contro l’omotransfobia. Tentando in ogni modo possibile di affossare il teso, che la maggioranza vorrebbe invece adottare per rafforzare le tutele contro le discriminazioni e le violenze per orientamento sessuale, genere e identità di genere. 

Tra le novità in ballo, delle modifiche agli articoli 604-bis e ter del Codice penale in materia di violenza o discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere e alla legge Mancino. Dopo l’approvazione di un ulteriore emendamento durante l’esame in Aula, l’interesse si è esteso anche ai reati commessi per motivi legati alla disabilità della vittima. Ma non sono mancati, proprio durante la discussione, scene agghiaccianti e momenti surreali, tra insulti, slogan e provocazioni.
Mentre il relatore dem Alessandro Zan ha parlato di una normativa “tra le più moderne in Europa”, Lega e Fratelli d’Italia hanno definito il testo “una legge liberticida”, con passaggi che hanno poi visto il ricorso a espressioni tragicomiche come “lobby gay”, “tentativo di imporre la teoria e ideologia gender” e via così, fino alla negazione di comportamenti discriminatori nei confronti della comunità lgbt. Passaggio, quest’ultimo, facilmente smentito dai casi di cronaca ai quali assistiamo ogni giorno, ma tant’è.Secondo il deputato FdI Edmondo Cirelli, per esempio, “l’istigazione alla discriminazione e l’atto della discriminazione, per quanto odiosi e deprecabili, rientrano nell’ambito dell’opinione”. Il collega Galeazzo Bignami ha invece spiegato: “Diventerebbe reato l’affermazione secondo cui il gesto più rivoluzionario a cui oggi noi assistiamo non è quello di vedere qualcuno salire in perizoma su qualche carro mascherato con elmi piumati, ma è quello di un ragazzo e di una ragazza che si sposano e danno vita a una famiglia”. Vittorio Sgarbi, da par suo, ha parlato di transessualità come di un “costume, moda e finzione”, mentre qualche parlamentare si è preoccupati di “come spiegare il tutto ai minori”. Come sempre, una serie di figuracce che ci saremo volentieri risparmiati.

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