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Fuori sede a Milano: crescono angosce e problemi economici di studenti e lavoratori bloccati dal lockdown

Per evitare la diffusione senza controllo dei contagi al Sud di Covid-19, sono stati in molti i lavorati e gli studenti fuori sede meridionali che hanno deciso di restare a Milano. Dopo quasi due mesi di quarantena, con il conseguente arresto di alcune attività lavorative, la cassa integrazione e il blocco degli spostamenti, hanno determinato per i fuori sede una grave situazione di difficoltà per certi aspetti maggiore rispetto ad altre. Stefano Maiolica, blogger salernitano che lo scorso 8 marzo aveva lanciato la campagna social #ioresto, invitando tutti i fuorisede come lui a non abbandonare Milano per evitare la diffusione senza controllo dei contagi al Sud, dopo un mese e mezzo di lockdown ha deciso di modificare il suo slogan in #ioCOMEresto?. “Non mi pento della scelta fatta allora – ha raccontato Maiolica – Ma dopo 45 giorni, le cose si sono invertite, perché restare a Milano e mantenersi è diventato il vero problema”. Un appello che racchiude il disagio di studenti universitari, neolaureati e lavoratori fuorisede che, senza le lezioni in aula e con i contratti di stage non rinnovati, non sanno più come pagare l’affitto delle loro stanze o monolocali. “Una situazione ancor più critica – ha sottolineato il blogger salernitano – se si pensa che spesso nemmeno i genitori riescono più ad aiutare i figli come prima perché in tanti casi hanno perso il lavoro anche loro”.
Le testimonianze raccolte da Maiolica raccontano di pochi casi di proprietari che hanno abbassato l’affitto mensile o che hanno addirittura rinunciato al canone per qualche mese pur di andare incontro alle esigenze dei loro inquilini. Al contrario, la maggior parte non ha ricevuto la stessa solidarietà: “Ci sono gli studenti rientrati al Sud prima del lockdown – ha raccontato Maiolica – che, ormai bloccati lì, continuano a pagare gli stessi affitti di prima per mantenere case vuote al Nord o c’è chi mi ha addirittura confessato di non riuscire più a dormire bene la notte, per il senso di colpa legato alla perdita del lavoro e alle relative minacce del proprietario sui pagamenti”.
Ci sono i fuori sede a partite Iva che con i 600 euro dell’Inps riuscirebbero a coprire giusto l’affitto della stanza o chi, invece, vorrebbe solo che gli fosse garantito un rientro controllato nella propria regione di residenza in vista del termine del contratto d’affitto. Com’è successo alla catanzarese Claudia Greco, studentessa e insegnante di sostegno part-time di 28 anni, bloccata in un monolocale a 900 euro al mese con il contratto di casa in scadenza il 2 maggio. “Da giorni le autorità mi dicono che il mio non è un motivo valido per rientrare in Calabria – ha spiegato il blogger – Deduco, quindi, che dal 3 maggio sarò costretta a dormire in strada o a rientrare di nascosto”.E in assenza di una linea comune, ci sono regioni come la Sicilia che ha stanziato un bonus per premiare i fuorisede che non sono rientrati nell’isola, ma a patto che abbiano un Isee inferiore ai 23mila euro. “In questa direzione – ha spiegato Maiolica – si stanno muovendo anche Lazio, Toscana e Campania, ma trovo assurdo che si ragioni per compartimenti stagni come se fossimo un Paese diviso; chiaramente né gli inquilini né i proprietari delle case in affitto hanno colpe per quello che sta accadendo e quindi non devono rimetterci, ma lo Stato, anziché stanziare aiuti economici concreti, sembra essersi completamente dimenticato di noi”.

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