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L’Olanda colpisce ancora: Rutte minaccia lo stop al Recovery Fund

Mark Rutte non si dà per vinto e anzi torna alla carica sul Recovery Fund. Il premier olandese, che in passato era stato a capo dei Paesi frugali contrari al Next generation Eu, minaccia infatti di bloccare il piano anti-crisi nel Parlamento de L’Aja se non verrà migliorata la parte di condizionalità legata allo stato di diritto. Nel corso della riunione degli ambasciatori dei 27 Stati membri, l’Olanda ha votato no sulla proposta italo-tedesca sullo stato di diritto, esattamente come hanno fatto i soliti noti(Finlandia, Danimarca, Austria) e anche Polonia e Ungheria. I primi la ritengono troppo blanda, i secondi troppo severa. Contrari anche Belgio e Lussemburgo.

La proposta è passata a maggioranza qualificata, ma, avvertono fonti olandesi, se rimarrà tale, l’Olanda bloccherà l’erogazione dei fondi. Un passaggio possibile qualore non fosse approvata la parte del Recovery Fund che necessita della ratifica da parte dei Parlamenti nazionali, ovvero il capitolo sull’introduzione di nuove risorse proprie, digital tax, carbon tax e tasse sulle transazioni finanziarie che servono per ripagare il debito comune da recovery fund, che altrimenti sarebbe in parte scoperto.
Una minaccia molto simile a quella di Viktor Orban a conferma che, a due mesi dalla nascita, il Recovery Fund è vittima di veti incrociati nell’Ue. Gli olandesi criticano la proposta di mediazione avanzata dalla Germania e sostenuta dalla maggioranza dei Oaesi europei tra cui l’Italia perché, a loro dire, limiterebbe gli spazi di manovra della Commissione europea per far rispettare lo stato di diritto in Europa.Gli olandesi sperano che ora sia il Parlamento europeo a bocciare la proposta nella trattativa in corso con la presidenza tedesca (all’Eurocamera spetta la parola finale sul bilancio pluriennale europeo a fine anno, bilancio che è legato al recovery fund). Un testo che non piace ai negoziatori dell’Eurocamera, che lo ritengono troppo vago o comunque difficile da applicare, perché bloccherebbe l’erogazione dei fondi europei solo in caso di violazioni accertate dello stato di diritto, clausola difficile da dimostrare.

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