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Lombardia, le morte sospette nelle case di riposo e le accuse alla giunta leghista

Una Regione che lotta ancora per uscire dall’incubo coronavirus, la Lombardia. E dove però le polemiche, feroci, si susseguono già ininterrotte, in attesa di vedere la luce alla fine del tunnel e mettere fine a una situazione di emergenza che ha visto soprattutto la zona del bergamasco messa in ginocchio. Con l’attenzione rivolta in particolar modo alle case di riposo e al reale numeri di decessi tra i pazienti ricoverati, con il viceministro alla Sanità Pierpaolo Sileri che ha annunciato di aver aperto una pratica interna su una struttura in particolare, il Trivulzio di Milano.

Qui, secondo l’accusa di un sindacalista e di un medico che ha prestato servizio, sarebbe avvenute morti sospette bollate frettolosamente come “semplici bronchiti”. Nascondendo agli occhi di tutti un’emergenza che vedeva il numero delle vittime crescere fino a toccare quota settanta, mentre i dati ufficiali parlavano di sole 9. Ma come chiarito dal procuratore aggiunto di Milano Tiziana Siciliano, si indaga su varie case di riposo sparse per il territorio: oltre al Trivulzio, la don Gnocchi, la Casa Famiglia ad Affori, la Sacra Famiglia di Cesano Boscone, la Casa di Riposo del Corvetto. Tutte strutture sulle quali i conti sembrano non tornare.
Sotto accusa è però tutta la gestione da parte della Regione della fase iniziale dell’emergenza. In una intervista al Quotidiano del Sud, il presidente di una grossa associazione di categoria delle case di riposo (l’Uneba), Luca Degani, ha ribadito le sue critiche per la scelta della Lombardia di fare ospitare a queste strutture alcune persone infettate da coronavirus nei primi giorni dell’emergenza. “Chiederci di ospitare pazienti con i sintomi del COVID-19 è stato come accendere un cerino in un pagliaio”. Il riferimento è alla delibera XI/2906 emanata dalla Regione, guidata dal leghista Attilio Fontana, l’otto marzo: si chiedeva alle case di riposo “di ampliare la ricettività dei pazienti” così da ospitare i casi meno gravi di persone infettate da coronavirus e liberare così alcuni posti letto negli ospedali (per permettere al personale sanitario di concentrare le energie sui casi più gravi). Nei giorni successivi si sarebbe verificata una notevole impennata di decessi.

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