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Lombardia, altro scandalo: “Il 51% dei vaccini fatti a personale non sanitario”

I disastri e gli scandali continuano a travolgere la Lombardia e la giunta Fontana. Forse il problema non era solo Gallera… Il nuovo dato che fa sobbalzare tutti sulla sedia è impressionante: nel corso della fase 1 il 51% dei vaccini anti-Covid in Regione Lombardia è stato somministrato a personale non sanitario. Lo riporta la Fondazione Gimb nel suo rapporto settimanale, certificando che “oltre la metà delle dosi esistenti sono andate a persone senza un ruolo di alcun genere all’interno di strutture sanitarie”, e dunque, almeno in questa fase, in moltissimi casi senza alcun diritto a riceverlo.

Solo 4 dosi su 10 sono, invece, andate a personale sanitario. Come riporta nextquotidiano, “l’8% è stato destinato agli ospiti delle Rsa, mentre appena l’1% agli over 80. Si tratta dell’ennesimo record negativo per una regione che già nei giorni scorsi è finita nella bufera per il clamoroso errore nel calcolo dell’RT con cui sono stati sovrastimati i positivi Covid, condannando la Lombardia a una settimana in più di zona rossa evitabile. Oggi, come allora, da Regione Lombardia respingono al mittente ogni addebito attraverso una nota ufficiale”.

Nella nota si afferma che le dosi finite ai non sanitari sono state “appena” 54mila su 256mila somministrate, il 21,1%, contro il 67,2% andate ai sanitari. Secca, invece, la reazione di Filippo Anelli, Presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici, che commenta così i dati Gimbe: “Una cosa incomprensibile su cui sarà necessario fare verifiche”. Non va meglio nella vicina Liguria, dove esplode la rabbia dei camici bianchi e gli infermieri privati esclusi – come riporta “Il Secolo XIX” – dalla prima fase di vaccinazioni, a vantaggio di impiegati amministrativi e personale non sanitario.

“Tutte persone – denuncia l’Ordine ligure dei medici – che non lavorano a contatto coi malati”. Si parla addirittura di 20mila persone potenzialmente aventi diritto rimaste fuori dal primo step, a conferma di come la Lombardia sia solo la punta dell’iceberg di un problema più ampio che riguarda a macchia d’olio tutta l’Italia. Conclude nextquotidiano: “Una rabbia comprensibile da parte di chi per quasi un anno è stato in prima linea nella lotta al Coronavirus, salvo poi essere trattati come lavoratori di serie b, vedendo messa a rischio non solo la propria salute ma anche quella dei propri pazienti”.

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