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“Era il mio compleanno, dovevamo festeggiare”. Tutto il dolore della mamma di Luana

“Il tiramisù è rimasto in frigo. Era il mio compleanno, dovevamo festeggiare. E invece… I carabinieri hanno suonato alle 13.40 di lunedì, avevamo finito di pranzare, mio marito Francesco era salito in camera a riposare. Non può essere un incidente stradale, ho pensato quando ho aperto la porta, Luana finisce il turno alle due. Ma avevano certe facce così serie che non sono riuscita a non chiederlo: è morta mia figlia?”. Luca, il primogenito, ha cominciato a gridare: “Babbo, babbo, scendi! È successo qualcosa!”. Emma Marrazzo non ha più lacrime mentre racconta al Corriere la tragedia che ha ucciso sua figlia Luana, impigliata nel rullo. “Aveva dormito dal fidanzato, l’ultima notte. Erano così belli insieme. Una coppia troppo perfetta: la morte li ha dovuti separare”. Luana e i suoi ventidue anni. Racconta la madre: “La rivedo sabato, in questa stanza, nascosta dietro la porta del bagno”. (Continua a leggere dopo la foto)

Luana era un’operaia tessile, secondogenita di mamma Emma, casalinga calabrese di 53 anni, e di papà Francesco D’Orazio, pensionato di 58. Era mamma di Alessio, un bambino di cinque e mezzo, viveva con loro nella periferia di Pistoia. Il vescovo, monsignor Franco Tardelli: “Non voglio fare processi a nessuno, ma qualcuno dovrà prendersi la responsabilità di questa tragedia”. La direttrice della Nazione, Agnese Pini, aprirà una sottoscrizione per aiutare il bambino. Luana aveva tanti amici, era sempre allegra. “Conosceva a memoria tutte le canzoni, era meglio di un jukebox. Guardava tutte le puntate di Amici, aveva fatto un corso per fare la manicure e per truccare le spose. Poi due anni fa era andata in fabbrica: avrebbe dovuto cominciare il corso da apprendista, ma poi c’era stato il Covid. Era contenta. Con il fidanzato, Alberto, aspettavano di avere abbastanza soldi per convivere”. (Continua a leggere dopo la foto)

Emma racconta ancora: “Luana amava le penne al ragù, il sugo col tonno, le lasagne. Per giocare con Alessio, che è un torellino, si sdraiava qui nel lettone e se lo prendeva al collo, così non sentiva il peso. In quinta elementare le comprai il primo cellulare, un Samsung rosa: avevo chiesto alle maestre se lo poteva tenere in classe solo per rispondere a me, ero un po’ apprensiva. Questo che ho adesso era il suo, me lo aveva dato dopo che Alberto gliene aveva regalato uno nuovo. Era tutto bello, di lei”.

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