
La complessità della ricostruzione giudiziaria nel caso di Beatrice, bambina morta a soli due anni dopo mesi di violenze, mette in luce la difficoltà di analizzare dinamiche familiari segnate da sopraffazione e manipolazione. Il giudice, attraverso i provvedimenti restrittivi, delinea profili psicologici degli indagati che travalicano la semplice ricostruzione materiale dei fatti, evidenziando motivazioni profonde legate a condotte criminali aggravate.
Dalle ordinanze emerge un quadro inquietante all’interno del nucleo familiare coinvolto. L’uomo è descritto con un’indole violenta e crudele, da cui trarrebbe piacere, mentre la donna presenta una tendenza a distorcere la realtà per interesse personale. Nel documento giudiziario si ricostruisce la serata del 17 gennaio 2025 nella casa di Bordighera, durante un compleanno, quando l’indagato ha aggredito fisicamente la bambina e la compagna, prima dell’arrivo dei parenti.
Il giudice riporta che l’uomo colpiva la piccola con schiaffi e la faceva cadere a terra; successivamente, dopo la partenza degli ospiti, avrebbe aggredito la donna stringendole le mani al collo e tirandole i capelli. La madre della vittima, intercettando la suocera, dichiarava di non aver mai voluto il male del compagno, esprimendo un profondo senso di sofferenza per quanto accaduto.
Durante gli interrogatori di garanzia tenuti a Perinaldo e nei comuni limitrofi, la madre della bambina ha fornito una serie di dichiarazioni ritenute mendaci dalla magistratura, con l’intento di sviare le indagini e allontanare i sospetti dall’uomo. La donna è assistita dagli avvocati Bruno Di Giovanni e Laura Corbetta, mentre il compagno, difeso da Maria Gioffré e Cristian Urbini, potrebbe avvalersi della facoltà di non rispondere.
Il giudice sottolinea inoltre i segni di violenza fisica sulla piccola, tra cui ematomi evidenziati da immagini presenti agli atti e il tentativo da parte dell’uomo di introdurre in bocca alla bambina una sigaretta di hashish. Le indagini hanno inoltre individuato una rete di reticenze: un amico dell’indagato avrebbe mentito ai carabinieri per coprire le responsabilità dell’uomo, omettendo dettagli cruciali nonostante la gravità della situazione.