
Il cinema francese perde una delle sue interpreti più eleganti e riconoscibili. Si è spenta nella sua casa di Parigi Nathalie Baye, circondata dai familiari. La notizia è stata diffusa dalla famiglia tramite l’agenzia AFP, che ha confermato come l’attrice fosse malata da tempo di demenza a corpi di Lewy, una patologia neurodegenerativa che negli ultimi mesi aveva aggravato in modo significativo le sue condizioni.
Lascia la figlia Laura Smet, nata dalla relazione con la rockstar Johnny Hallyday, una storia molto seguita negli anni Ottanta.

Nata nel 1948 a Mainneville, Nathalie Baye aveva iniziato il suo percorso artistico partendo dalla danza, studiando tra Monaco e New York, prima di scegliere definitivamente la recitazione al Conservatorio di Parigi. Il debutto al cinema arriva nel 1973 con François Truffaut, che la sceglie per Effetto notte, segnando l’inizio di un rapporto artistico fondamentale.
Negli anni successivi lavora con alcuni dei nomi più importanti del cinema europeo e internazionale, tra cui Jean-Luc Godard, che la dirige in Si salvi chi può (la vita), ma anche Claude Chabrol e Steven Spielberg, che nel 2002 le affida il ruolo della madre di Leonardo DiCaprio in Prova a prendermi. Il suo stile, sempre misurato e naturale, l’ha resa una presenza costante e credibile sullo schermo, capace di attraversare epoche e generi senza perdere identità.
Il successo di Nathalie Baye non si è fermato alla Francia. Nel corso della sua carriera ha ottenuto quattro premi César e ha conquistato anche il pubblico italiano, vincendo nel 1999 la Coppa Volpi alla Mostra del Cinema di Venezia per il film Una relazione privata.
Negli ultimi anni aveva continuato a lavorare con registi della nuova generazione, tra cui Xavier Dolan, dimostrando una capacità rara di reinventarsi senza mai perdere credibilità. Con la sua scomparsa se ne va una figura centrale della tradizione legata alla Nouvelle Vague, un’attrice che ha saputo raccontare con sobrietà e profondità la complessità dei suoi personaggi, lasciando un segno duraturo nel cinema europeo.