
La politica calabrese piange la scomparsa di Alberto Sarra, un protagonista che ha segnato profondamente il panorama istituzionale regionale negli ultimi trent’anni. Il decesso, avvenuto nelle ore notturne, chiude un capitolo complesso di una carriera contrassegnata da successi elettorali ma anche da gravi accuse giudiziarie. La sua storia riflette le tensioni e le contraddizioni di una regione dove il confine tra potere politico e vicende giudiziarie è spesso labile. Mentre la Calabria si interroga sull’eredità di Sarra, emergono reazioni di cordoglio e riflessione da parte di istituzioni e addetti ai lavori, in attesa di comprendere appieno il peso di un personaggio che non ha mai smesso di far discutere.

È morto nella notte Alberto Sarra, 59 anni, avvocato e ex consigliere regionale originario di Reggio Calabria. Negli ultimi anni la sua salute era compromessa da gravi problemi cardiaci. La sua esperienza politica ha inizio nei primi anni Novanta, con l’ingresso nelle file di Alleanza Nazionale. Grazie a un forte radicamento locale, Sarra ha ricoperto ruoli chiave: consigliere comunale nella sua città natale, assessore provinciale e, infine, consigliere regionale della Calabria dal 2005.
Il momento di maggior rilievo della sua carriera arriva nel 2010, quando viene nominato sottosegretario alla presidenza della giunta regionale durante il governo guidato da Giuseppe Scopelliti. Erano anni di grande influenza politica, durante i quali Sarra era considerato uno degli artefici delle strategie di governo regionale. Tuttavia, la sua immagine pubblica subì un colpo duro quando venne coinvolto nel maxi-processo “Gotha”, nato dall’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria. Secondo le accuse, Sarra avrebbe avuto un ruolo centrale in un sistema occulto di potere, trasformandolo da esponente politico di spicco a imputato in uno dei procedimenti più importanti contro la criminalità organizzata nella regione.