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Lutto per tutta l’Italia, le parole di Mattarella sono molto tristi

Si è spento a 87 anni Livio Berruti, il campione olimpico dei 200 metri a Roma 1960 che, con una corsa rimasta nella memoria dello sport italiano, interruppe il predominio degli Stati Uniti nello sprint. L’ex velocista torinese è morto dopo un periodo di malattia in una clinica della sua città. Lascia la moglie Silvia; i funerali si terranno in forma privata.

La vittoria di Berruti ai Giochi di Roma rappresentò un passaggio storico per l’atletica italiana ed europea. Conquistando l’oro nei 200 metri, fu infatti il primo atleta del continente a imporsi nella specialità alle Olimpiadi, spezzando una lunga egemonia dei velocisti nordamericani. Il risultato acquistò ulteriore rilievo anche per le condizioni tecniche dell’epoca. La gara si disputò su una pista in terra battuta, lontana dalle odierne superfici sintetiche, progettate per restituire una quota maggiore dell’energia impressa nella corsa. Quel successo rese Berruti uno dei simboli dell’Olimpiade romana.

Dopo l’oro del 1960, Berruti prese parte anche alle Olimpiadi di Tokyo 1964 e di Città del Messico 1968. In Giappone arrivò alla finale dei 200 metri, concludendo al quinto posto, e disputò inoltre la finale della staffetta 4×100. Lo stesso piazzamento nella prova a squadre venne ottenuto quattro anni più tardi in Messico. La sua corsa, caratterizzata da una falcata fluida e da una tecnica particolarmente elegante, gli valse il soprannome di “angelo”. Una definizione rimasta legata alla sua immagine pubblica e al modo in cui interpretava la velocità, unendo leggerezza, potenza e precisione.

Terminata l’attività agonistica, Berruti mantenne un legame con il mondo sportivo e lavorò nel settore della comunicazione. Nel 2006 fu scelto fra gli otto italiani incaricati di portare la bandiera olimpica durante la cerimonia di chiusura dei Giochi invernali di Torino, la città in cui era nato. La sua presenza in quell’occasione rappresentò un riconoscimento al valore di una carriera che aveva attraversato una fase centrale della storia dell’atletica nazionale. Con la morte di Livio Berruti scompare uno dei volti più riconoscibili dello sport italiano del Novecento.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricordato Berruti come una «figura altamente rappresentativa dello sport italiano». Cordoglio è stato espresso anche dal presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, che lo ha definito «un’altra icona del nostro mondo sportivo», richiamando il valore della sua impresa olimpica. Il Coni ha disposto le bandiere a mezz’asta al Foro Italico e ha invitato federazioni, discipline associate ed enti di promozione sportiva a osservare un minuto di silenzio nelle competizioni previste nei prossimi giorni. Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani lo ha definito «un mito per quelli della mia generazione», rivolgendo le condoglianze alla famiglia.

Tra i messaggi più sentiti figura quello di Marcell Jacobs, che ha indicato Berruti come un riferimento per gli sprinter italiani. «La leggerezza di Berruti è un modello per noi velocisti», ha affermato, ricordando il soprannome attribuito al campione torinese. Jacobs ha annunciato che correrà per lui a Birmingham. Il presidente della Fidal, Stefano Mei, ha parlato della perdita di «un pezzo della storia più bella e più emozionante dell’atletica italiana». In vista degli Europei di Birmingham, Mei ha chiesto alla European Athletics di consentire alla Nazionale italiana di gareggiare con un segno di lutto sulla maglia nella prima giornata di competizioni.

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