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M5S, il vero scontro è tra Grillo e Di Maio, anche se nessuno vuole ammetterlo

Cosa sta succedendo all’interno del Movimento 5 Stelle? Dopo la crisi dell’alleanza con la Lega, è emersa una forte divergenza, ormai impossibile da tenere nascosta, tra Luigi Di Maio e il fondatore del Movimento, Beppe Grillo. Uno scontro vero e proprio, inimmaginabile da quando Di Maio era stato eletto capo politico e Beppe si era di fatto ritirato dopo il trionfo elettorale e la nascita del governo gialloverde.

Poi arriva il giorno della rottura, a inizio agosto e Di Maio pubblica sulla sua pagina Facebook un post con cui spiega che “gli italiani stanno affrontando una crisi di Governo assurda voluta dalla Lega”. Che il governo ha fatto cose eccezionali, e la Lega forse lo ha fatto cadere proprio per questo: quando i sondaggi gli hanno detto che poteva staccare, lo hanno fatto. Così la Lega potrà tornare a difendere gli interessi di Autostrade e simili”.

E poi aggiunge quelle frasi che si rivelano come la classica zappa sui piedi: “Da ieri qualche quotidiano (non tutti, per fortuna) in malafede dà respiro alla nuova bufala del dialogo con il Pd. Del resto basta andare a ritroso di 24-48 ore per capire chi la sta diffondendo. Ad ogni modo, noi siamo stati chiari. Il M5S non ha paura delle elezioni, anzi. Anzi, in questo momento siamo ancora più uniti, con Alessandro, Davide, Max Bugani, Paola Taverna, Nicola Morra, i capigruppo, i nostri ministri e tutti coloro che per il MoVimento hanno dato l’anima. Andiamo a votare subito”.

Come dire: siamo tutti d’accordo, e la citazione dei personaggi più lontani da Di Maio nel M5s lo certifica. La linea è e resta: mai al governo col Pd, subito al voto. Una linea ferma, che però dura solo tre ore. Alle 14 sul blog di Beppe Grillo appare il post della svolta: “Dobbiamo fare dei cambiamenti? Facciamoli subito, altro che elezioni”. E questo post ribalta la linea-Di Maio e crea la spaccatura.

Nel nuovo governo a pagarne le spese sarà Di Maio. Zingaretti dà l’ok al premier, ma no al vice 5 stelle. Qui Di Maio si muove con durezza, ricordando di essersi già sacrificato le due volte in cui il premier avrebbe potuto essere lui, e ponendo molti altri punti di sbarramento. Una durezza incomprensibile, a meno di non pensare a una guerra furibonda per preservare quel ruolo di vice premier. E qui arriva l’altro colpo di Grillo a Di Maio, quello definitivo.

Il fondatore del Movimento toglie di mano al capo politico anche le ultime carte, e dal Pd hanno buon gioco nel completare l’opera, rinunciando a loro volta al vice premier. Ora Luigi Di Maio, fino a un mese fa vice premier e dioscuro del governo, ministro del Lavoro e dello Sviluppo industriale, e capo politico del M5s, rischia di perdere quasi tutto, e di essere al massimo un ministro non di primo rango. La guerra Grillo-Di Maio, dunque, l’ha vinta Grillo.

 

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