
Tredici pagine senza data, una valutazione psicologica redatta sulla base degli atti e mai confluita nel fascicolo processuale. Il documento, attribuito alla psicologa e criminologa clinica Alessandra Bramante, è stato rinvenuto nelle cartelle informatiche consegnate dai Ris di Parma alla Procura di Pavia. La scoperta riporta al centro dell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi interrogativi sulla provenienza, sull’utilizzo e sul possibile peso di quelle annotazioni.
La relazione, intestata a Bramante e denominata «Valutazione psicologica», prende in esame tre atti relativi ad Alberto Stasi: il verbale del 13 agosto 2007, quello del 17 agosto e la presentazione spontanea del 22 agosto. Nelle tabelle contenute nel documento vengono messe a confronto alcune dichiarazioni rese dall’allora fidanzato di Chiara Poggi nei primi giorni delle indagini.
In calce alle analisi compaiono annotazioni sulla personalità di Stasi. La stessa autrice precisa che si tratterebbe di «pensieri ed impressioni», formulati «ovviamente sulle carte». Tra le definizioni riportate figurano termini quali «freddezza», «calcolatore», «tendenza narcisistica» e «manipolatore», insieme a riferimenti a una presunta propensione al controllo e a una chiusura sul piano emotivo.

La relazione si sofferma anche su quelle che la professionista avrebbe individuato come contraddizioni o modifiche nelle versioni fornite da Stasi. Sono inoltre riportate considerazioni su un atteggiamento ritenuto controllato e su una presunta mancanza di manifestazioni emotive. Altri passaggi riguardano la relazione tra Stasi e Chiara Poggi, le consuetudini della coppia e aspetti della loro vita privata.
Il documento non risulterebbe tuttavia fondato su un esame clinico diretto dell’interessato. Le valutazioni, secondo quanto emerge dalla precisazione inserita nella stessa relazione, sarebbero state elaborate esclusivamente attraverso la lettura delle carte disponibili. È questo un elemento rilevante nella ricostruzione avviata dalla Procura, chiamata a chiarire quale funzione potesse avere un simile elaborato nella fase iniziale dell’indagine.
Uno dei profili da verificare riguarda l’assenza, negli atti esaminati, di una formale nomina da parte dell’allora pubblico ministero di Vigevano, Rosa Muscio. Non risulterebbe quindi un incarico ufficiale della Procura per la redazione della valutazione. L’eventualità di un invio autonomo del documento al Ris pone però ulteriori questioni, dal momento che l’elaborato farebbe riferimento a verbali che in quel periodo erano coperti da segreto.

Accanto alle dichiarazioni di Stasi, infatti, sono annotate domande che sembrerebbero rivolte agli investigatori. In relazione al racconto dell’attività sulla tesi nella mattina del delitto, compare l’interrogativo: «Risulta che abbia aperto documenti a quest’ora?». Sulle chiamate effettuate alla fidanzata viene invece chiesto: «Ha fatto realmente tutte queste telefonate?». Si tratta di aspetti che sarebbero stati approfonditi dagli investigatori nelle settimane successive.
La presenza di tali indicazioni alimenta gli interrogativi sulla destinazione della relazione e sul suo eventuale impiego operativo. Gli accertamenti dovranno stabilire per quale ragione la psicologa avesse accesso ai verbali, a quale titolo il documento fosse stato preparato, se sia stato trasmesso agli investigatori e se abbia avuto una concreta incidenza sulle attività svolte. Resta inoltre da chiarire perché le tredici pagine non siano mai state inserite nel fascicolo processuale.
Un ulteriore aspetto riguarda la possibile influenza di quelle valutazioni sulla rappresentazione pubblica e investigativa di Alberto Stasi nel corso degli anni. Nel testo compaiono caratteristiche che sarebbero poi state frequentemente associate all’ex fidanzato di Chiara Poggi: una persona fredda, controllata e calcolatrice. L’eventuale incidenza delle annotazioni sulle indagini, tuttavia, dovrà essere verificata attraverso la documentazione disponibile.
La relazione ritrovata riapre dunque un passaggio ancora da definire della lunga vicenda giudiziaria legata all’omicidio di Chiara Poggi. La Procura di Pavia dovrà accertare come il documento sia giunto nelle cartelle dei Ris di Parma, quando sia stato redatto e quale ruolo abbia eventualmente avuto nel percorso investigativo che portò alla condanna definitiva di Alberto Stasi a 16 anni di reclusione.