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Perde la madre a causa del coronavirus: “L’hanno lasciata morire, a Nembro non la visitava nessuno”

Cinzia, residente a Nembro, uno dei focolai del Coronavirus nella Bergamasca, ha perso la madre a causa del Covid-19. La donna ha iniziato a stare male il 24 febbraio, ma per una settimana, nonostante avesse gravi difficoltà respiratorie, nessuno è andata a visitarla. Cinzia ha provato a chiamare il medico, come da protocollo, ma il dottore si è rifiutato di andare a visitare la donna, limitandosi a prescriverle della tachipirina. La madre di Cinzia è però peggiorata: “Continuava a scendere rapidamente la saturazione (livello di ossigeno nel sangue, ndr), era arrivata al 54%”, ha raccontato a Fanpage.it Cinzia. La donna ha provato a chiamare il 112, ma in quel momento c’erano 7 persone prima di lei e ha dovuto aspettare 6 ore per un’ambulanza. Nel frattempo Cinzia è riuscita a recuperare una bombola d’ossigeno e a mantenerla in vita per qualche altra ora, prima di arrivare al Pronto Soccorso.

In una settimana nessuno l’ha visitata
In ospedale arriva poi la doccia fredda: “Signora a sua mamma ormai le stiamo facendo solo delle cure palliative – hanno detto a Cinzia – perché l’abbiamo valutata con l’anestesista e viste l’età e la gravità abbiamo deciso che non può essere intubata”. La madre di Cinzia resta qualche giorno in ospedale, prima dell’arrivo della chiamata che annuncia la sua morte alla figlia. Così, senza poterla salutare, Cinzia ha perso la madre: “Non abbiamo potuto vederla, fortunatamente lei è in una cassa, perché tra un po’ non avranno nemmeno le casse”. Dall’intervista a Fanpage.it Cinzia non nasconde il dolore e soprattutto la rabbia dell’indifferenza medica ricevuta per la madre della donna: “La rabbia che io ho è che non l’abbia visitata nessuno in una settimana di tempo, nessuno. Adesso tanti medici dicono che arrivare prima è meglio, può aiutare di più. Qualcuno doveva almeno venire a vederla”. E Cinzia se la prende anche con chi sta diffondendo dati sull’emergenza: “Dicono che gli accessi al pronto soccorso sono diminuiti. Certo, non ci sono più posti, dove li portano?”.
Un ennesima tragedia tra le già migliaia storie drammatiche che si stanno consumando nelle province più colpite dalla pandemia di coronavirus in Lombardia, che riassume in sé molte delle tristi vicende che in queste settimane hanno vissuto tantissime famiglie. Nembro è un paese di circa 11mila abitanti in provincia di Bergamo, divenuto tristemente noto in queste settimane di emergenza Coronavirus perché è uno dei focolai della Bergamasca, il territorio maggiormente colpito dalla pandemia con 8527 casi sugli oltre 41mila totali della Lombardia.Fino a pochi giorni fa, a Nembro si contavano 31 persone ufficialmente morte per il Coronavirus, ma secondo uno studio a cui ha partecipato anche il sindaco del paese, il fisico Claudio Cancelli, i morti sarebbero quattro volte di più: si tratta dei cosiddetti “morti sommersi”, persone decedute con i sintomi del Coronavirus ma che non finiscono nei conteggi ufficiali perché a loro non viene fatto il tampone. I “morti sommersi” sono coloro che, per via dell’emergenza che sta saturando gli ospedali nei territori maggiormente colpiti e sta paralizzando il sistema dei soccorsi, perdono la vita in casa o nelle case di riposo, senza riuscire nemmeno ad arrivare in ospedale.

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