Giustizia

Mafia, i boss tornano in cella: al via le operazioni. E spunta una lista dei più pericolosi

Per effetto del decreto Bonafede, i boss e i mafiosi iniziano a tornare in carcere. Il primo boss della mafia a riabbracciare la cella ieri pomeriggio è stato il palermitano Antonino Sacco, 65 anni. E così, sulla base del nuovo decreto voluto dal ministro della Giustizia, sono stati revocati i domiciliari per motivi di salute a uno dei nomi di maggior rilievo nella lista dei 376 svelata da Repubblica il 5 maggio. Sempre stando a quanto riferisce il quotidiano diretto da Molinari, il nuovo vice capo del Dap Roberto Tartaglia, l’ex pubblico ministero del processo “Trattativa”, ha già predisposto una prima lista segreta con i nomi di una ventina di mafiosi a cui dovrebbero essere revocati i domiciliari per motivi di salute: il Dipartimento delle carceri ha trovato posto in strutture sanitarie penitenziarie.

“Il decreto – si legge nell’articolo – prevede proprio la rivalutazione dei domiciliari nel caso in cui sopraggiunga la disponibilità a ospitare il detenuto in un reparto ospedaliero protetto. Così, in questi giorni, il Dap sta programmando quello che non era stato fatto prima, nel pieno dell’emergenza coronavirus, ovvero un piano per l’assistenza dei detenuti più pericolosi nei centri medici carcerari: un posto lo sollecitava il giudice di sorveglianza di Sassari per Pasquale Zagaria, detenuto con problemi di salute al 41 bis, nelle scorse settimane il Dap diretto da Francesco Basentini aveva addirittura risposto in ritardo al magistrato, che si era visto costretto a concedere i domiciliari”.

Ora, è partito il piano di rientro, a partire dai più pericolosi affiliati alla mafia. Top secret i tempi e la lista dei boss interessati al provvedimento, al Dap c’è grande riservatezza attorno all’operazione. Di sicuro, nella lista dei 376 svelata da Repubblica “c’erano tre mafiosi al 41 bis (oltre Pasquale Zagaria, il palermitano Francesco Bonura e il calabrese Vincenzino Iannazzo), un detenuto proveniva invece dalla cosiddetta “Alta sicurezza 1″ (l’ergastolano siracusano Antonio Sudato), tutti gli altri erano reclusi nei reparti dell’Alta sicurezza 3, il circuito che ospita l’esercito di mafie e gang della droga, 9.000 persone in totale. Fra loro, i colonnelli delle mafie italiane, che secondo le procure e le forze dell’ordine hanno in mano gli affari e i segreti dei clan”.

Uno dei casi più eclatanti resta quello dei tre killer ergastolani che da qualche giorno sono in Sicilia, fra Catania e Siracusa: si tratta di Carmelo Terranova, Antonio Sudato e Francesco La Rocca. Tre esponenti di una mafia sanguinaria che negli anni Ottanta si riconosceva nei padrini palermitani Riina e Provenzano.Questi e altri scarcerati sono nomi carismatici del crimine organizzato, che spesso sono rimasti un punto di riferimento per i giovani boss. Un altro nome simbolo è quello del capomafia trapanese Vito D’Angelo, uno dei fedelissimi dell’entourage del superlatitante Matteo Messina Denaro: i carabinieri lo hanno già riarrestato.

 

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