La tragedia che ha colpito un gruppo di subacquei italiani nell’atollo di Vaavu alle Maldive continua a suscitare attenzione, con nuove acquisizioni che stanno emergendo nelle ultime ore. Le operazioni di recupero si sono concluse con la restituzione delle salme delle vittime, mentre le indagini della Procura di Roma si concentrano sulla ricostruzione dettagliata dell’immersione e sulle condizioni tecniche e ambientali che hanno portato al drammatico epilogo.
Recupero delle salme nei fondali dell’atollo di Vaavu
Le squadre specializzate, composte da speleosub finlandesi e autorità locali, hanno completato con successo le complesse operazioni di recupero delle vittime dell’immersione. Sono stati riportati in superficie i corpi di Giorgia Sommacal e Muriel Oddenino, completando così il quadro tragico che comprende anche le salme di Monica Montefalcone, Federico Gualtieri e Gianluca Benedetti. Le attività si sono svolte in un ambiente subacqueo caratterizzato da profondità superiori ai 50 metri e da un sistema di grotte particolarmente complesso e scarsamente illuminato.
Secondo quanto riportato da fonti vicine alle autorità maldiviane e al Corriere della Sera, le operazioni sono state condotte seguendo rigidi protocolli di sicurezza, data la pericolosità del sito e le condizioni ambientali critiche.
Sequestro e analisi dell’attrezzatura tecnica
Parallelamente al recupero delle salme, è stato effettuato il recupero completo dell’equipaggiamento tecnico utilizzato durante l’immersione. Tra gli oggetti sequestrati figurano bombole, strumenti di navigazione subacquea e varie telecamere GoPro, che potrebbero contenere registrazioni fondamentali per la ricostruzione degli ultimi momenti del gruppo di sub.
Il materiale è attualmente sotto custodia delle autorità maldiviane e agli investigatori italiani è stato trasmesso tutto il materiale recuperato. Le fonti ufficiali hanno sottolineato che non è ancora definito quanti dispositivi di ripresa fossero attivi durante l’immersione, un elemento che potrebbe risultare cruciale per chiarire dinamiche e tempistiche.
Un particolare che ha attirato l’attenzione riguarda l’abbigliamento tecnico indossato dalla professoressa Monica Montefalcone, che secondo fonti locali indossava una tuta corta, circostanza che solleva interrogativi sull’adeguatezza della preparazione e dell’equipaggiamento impiegati in un’immersione in grotta a profondità elevate.
Indagini della Procura di Roma
Sul fronte giudiziario, la Procura di Roma ha aperto un fascicolo per omicidio colposo, avviando un’indagine volta a ricostruire con precisione ogni fase dell’immersione. Le autorità italiane stanno esaminando il materiale sequestrato e acquisendo testimonianze da parte dei presenti a bordo della nave Duke of York, utilizzata per l’escursione subacquea.
Le ipotesi al vaglio degli inquirenti includono un possibile disorientamento all’interno della grotta, causato dalla scarsa visibilità e dalla complessità del percorso, che potrebbe aver condotto i sub in un tratto senza uscita. Altre cause come correnti improvvise o fenomeni di risucchio sono considerate meno probabili dagli esperti coinvolti nelle analisi.
Nei prossimi giorni si attendono gli esiti delle autopsie, che saranno effettuate in Italia man mano che le salme rientreranno. Questi esami potranno chiarire se vi siano state anomalie legate alle bombole o altre condizioni ambientali critiche che hanno contribuito alla tragedia.
In questo contesto, ogni elemento tecnico, comprese le registrazioni video delle GoPro, rappresenta un tassello fondamentale per comprendere le dinamiche dell’incidente e fornire risposte ai familiari delle vittime e all’opinione pubblica.