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Maledetta burocrazia, uccide anche chi ci cura: l’allarme che arriva dai medici

La burocrazia fa ammalare. Anche i medici, per la precisione oncologi, se affetti dalla sindrome da burnout. Si tratta di una vera e propria malattia professionale, con riflessi negativi anche in ambito personale e familiare, che colpisce 7 giovani oncologi europei su 10 e più del 50% di quelli americani e si manifesta con basso livello di soddisfazione, esaurimento nervoso, depressione, stress emotivo e disagio psicologico, causati dalla sovraesposizione ad elevati livelli di tensione. E a complicare le cose ci pensano non solo risorse sempre più limitate che limitano il raggio d’azione, ma anche e soprattutto un carico un carico sempre crescente di adempimenti burocratici a livelli
insostenibili.Il primo fattore che influenza in maniera fortemente negativa la qualità della vita degli oncologi nel nostro Paese, come evidenziato da un’indagine presentata a Padova e condotta su 500 professionisti dal Collegio Italiano dei Primari oncologi medici ospedalieri, è la burocratizzazione della professione, che come principale conseguenza toglie innanzitutto tempo alla relazione con il malato. Di media, gli oncologi si trovano ogni giorno a dover prendere decisioni difficili, hanno a che fare con protocolli e terapie tossiche, si confrontano costantemente col dolore dei pazienti e dei loro familiari.Un quadro già pesante di suo, più che in qualsiasi altra disciplina medica, aggravato da pile di carte e verbali da compilare. E secondo il rapporto presentato a Padova la situazione è destinata a peggiorare, visto il numero sempre crescente di malati oncologici e di disposizioni sempre più stringenti da osservare.Tra i sintomi della sindrome da burnout da non sottovalutare, specie se divenuti cronici nel tempo, ci sono affaticamento, insonnia, mal di testa, ulcere, gastriti, irritabilità, perdita di autostima, ansia, depressione, apatia, atteggiamento distaccato verso il malato. Prevenire il malessere? Si può, ma serve snellire il lavoro dei medici, oltre ad un equilibrio stabile tra la vita privata e il lavoro a contatto coi pazienti.

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