
La nuova mappa delle comunità immigrate di New York ha provocato una dura reazione tra gli italoamericani. Il documento, pensato anche per orientare i visitatori arrivati in città durante i Mondiali di calcio, segnala trenta quartieri legati alle diverse comunità straniere, ma inizialmente non comprendeva Little Italy. Assenti anche alcune zone tradizionalmente associate agli irlandesi e agli ebrei newyorkesi.
L’omissione ha suscitato le proteste delle associazioni italiane e di alcuni esponenti del Consiglio comunale. Secondo i critici, lasciare fuori Little Italy significa trascurare il contributo dato dagli immigrati italiani alla crescita economica, sociale e culturale della città. La polemica riguarda anche altri quartieri di origine italiana presenti nel Bronx, a Brooklyn, nel Queens e a Staten Island.
L’amministrazione comunale ha replicato spiegando che l’elenco non voleva rappresentare tutte le comunità etniche di New York. Il progetto sarebbe stato concentrato soprattutto sulle aree nelle quali oggi vive una consistente popolazione nata all’estero, più che sui quartieri dal valore prevalentemente storico.
Il sindaco Zohran Mamdani ha ricordato che l’iniziativa sulle enclavi immigrate era stata avviata nel 2023, durante l’amministrazione di Eric Adams. L’Ufficio del sindaco per gli Affari degli immigrati conferma che in quell’anno era nata una serie di illustrazioni dedicata alle diverse comunità presenti nei cinque distretti della città.
Di fronte alle contestazioni, Mamdani ha comunque annunciato una revisione. Little Italy verrà inserita nella mappa e, in futuro, potrebbero essere aggiunti altri quartieri rimasti esclusi. La retromarcia chiude almeno temporaneamente la controversia, ma lascia aperta una questione più ampia: una città deve raccontare soltanto le comunità immigrate che la abitano oggi oppure anche quelle che ne hanno costruito la storia?