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Mamma e figlio morti in mare, i commenti choc dei sovranisti: “Ve la siete cercata”

C’è un’Italia che si commuove di fronte al drammatico ritrovamento dei sommozzatori della guardia di finanza, che hanno individuato il relitto del barchino affondato il 7 ottobre scorso al largo di Lampedusa e recuperato i corpi, al momento, di 12 persone, tra le quali una giovane donna morta abbracciando il figlio di pochi mesi. E c’è un’Italia, invece, dal cuore nero e spessissimo, che anche di fronte a un’immagine così straziante trova il coraggio per lanciarsi in una polemica.

I sovranisti, che votano in massa per quel Salvini devoto al Cuore Immacolato di Maria, non si lasciano toccare nemmeno da una storia così emozionante, preferendo l’odio e la rabbia ai sentimenti più naturali e istintivi. Inserendosi in un solco già tracciato tante volte dalla politica (ultima in ordine cronologico, la candidata di Fratelli d’Italia che non voleva pagare per le bare dei migranti morti in mare) e arrivando, nel caso specifico, ad accusare la madre scomparsa per la morte sua e del figlio.
“Più partenze uguale più morti” è la sintesi estrema del pensiero di quegli utenti che in queste ore hanno commentato con tono accusatorio quello scatto così potente. Accusando anche gli Stati di provenienza dei migranti di non fare abbastanza per impedire le partenze, mettendo così a rischio “l’incolumità degli europei”. E poi, “queste persone non vanno compatite, queste persone sono responsabili delle loro azioni” si dice dei morti.“Le bare ci costano”, la morte è inevitabile “quando non riesci a resistere alla tentazione di venire in Italia per farsi mantenere per tutta la vita dalle nostre tasse”. E poi le teorie complottiste sugli sbarchi e le stragi organizzate dall’alto, alla quale in passato hanno ammiccato anche Salvini e la Meloni.

Immancabili, per chiudere il triste quadro, quelli che mettono in dubbio la veridicità della notizia (“Il corpo della donna doveva aver mollato la presa sul neonato dopo tanti giorni”) e quelli che ribattono, senza senso, “per le migliaia di soldati e marinai italiani morti nel Mediterraneo dal 1940 al 1943 non è andato neanche un pescatore con la canna per recuperarli”. Beato, ancora una volta, chi ci capisce.

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