Economia

C’è un popolo che la buona politica deve assolutamente rappresentare: questo

C’è un popolo non populista che la buona politica deve rappresentare. Il segnale è arrivato forte e chiaro da Torino, dove una piazza positiva, e propositiva, ha manifestato per un’idea progressista intesa come sviluppo e crescita di un Paese che non può bloccarsi a causa di folli ideologie populiste. La politica del No (no tav, no tap, no Ilva, no Gronda, no Terzo valico, no Olimpiadi, no vax, etc., etc.) rischia di far perdere all’Italia altri importanti treni e questo è inammissibile. Chi è sceso in piazza a Torino lo ha fatto in modo costruttivo e garbato, sostenendo semplicemente le ragioni dell’educazione, del senso civico e di una sana lotta alle politiche dell’immobilismo, dell’arretramento e delle urla che l’attuale governo neopopulista sta mettendo in atto.

Il no e la negatività, la politica dell’odio e della paura, non possono continuare a farla da padrone. C’è un popolo che invece vuole pensare positivo (non a caso è stata scelta la canzone di Jovanotti per dare il via alla manifestazione), in un modo non ideologico e progressista, andando oltre la destra e la sinistra, invocando l’andare avanti e a favore dello sviluppo contro l’ideologia del populismo reazionario e del sovranismo regressivo.

La tanto millantata decrescita non può che condurre, nel modo in cui la intende soprattutto il Movimento 5 Stelle, a un futuro di infelicità. C’è dunque un popolo che si è riunito sotto l’associazionismo e che ha risposto alla sola bandiera della società civile, fondata su un’idea di bontà del progresso, di società aperta, della scienza, della tecnologia e della condivisione e ripartizione collettiva del benessere che ne deriva. Un popolo pacifico ed europeo.

C’è un popolo di professionisti, imprenditori, lavoratori, studenti, professori, famiglie e singoli, che crede in un’Italia dell’azione affermativa contro tutto quello che dal “Vaffa day” in poi è stato costruito con la retorica grillina e, a seguire, con le ideologie “forti” e intolleranti di Salvini.

Migliaia di persone senza bandiere, senza partito, senza rabbia, raccolte ieri in piazza a Torino hanno protestato non solo contro il “no-Tav”, ma più in generale contro la politica economica rinunciataria e dannosa del governo. Questo popolo che la buona politica deve rappresentare, è un popolo coraggioso, silenzioso ed educato, che ha  manifestato per i valori del lavoro e del progresso economico e industriale, fondando tutto su una sana fiducia nel futuro.

Una forma di energia positiva che aspetta di essere soddisfatta o incanalata, e che sembra non riconoscersi nei partiti di governo o di opposizione. Ci sono ancora molte persone che si interrogano sul futuro, proprio e dei propri figli, e che cercano risposte che finora non hanno trovato. Per questo è partita una piccola rivoluzione silenziosa che sarebbe pericoloso, e irresponsabile, abbandonare al cinismo e all’indifferenza della non rappresentatività.

Il popolo di Torino ha voluto dire a tutti che c’è un’altra Italia che vuole essere ascoltata. Un’Italia di donne e uomini, famiglie etero e gay, impiegati e operai, pensionati ed artigiani che non ama gridare ma fare, che crede nella responsabilità personale, nel rispetto del prossimo, nelle istituzioni della Repubblica, nel legame identitario con l’Europa e nella forza incontenibile della libertà contro ogni tipo di oppressione, ideologia, insulto, offesa, minaccia e disprezzo.

I torinesi di ogni estrazione, origine, fede, genere ed età sono scesi in piazza a bassa voce e senza slogan per rigettare gli estremisti della decrescita che non hanno voluto le Olimpiadi 2026, non vogliono l’Alta velocità, tagliano i fondi alla cultura, vogliono chiudere i negozi la domenica, non proteggono le famiglie da insicurezza, diseguaglianze e degrado. C’è un popolo che non è contro l’Europa, il Parlamento, i mezzi di informazione, i sindacati, le imprese, le banche, i migranti e tutti i cittadini che non la pensano come loro.

Un popolo né populista né sovranista composto di persone accomunate dalla volontà di risolvere concretamente i problemi che ci affliggono per costruire un Paese migliore con il lavoro duro, la creatività dei singoli, nel rispetto dello Stato di Diritto. C’è un popolo che è totalmente l’antitesi dell’attuale classe dirigente che è al governo di questo Paese.

Il “Sì Tav” ha un senso profondo: rappresenta la linea rossa fra sviluppo e decrescita. Fra chi vuole affrontare e vincere le sfide dell’innovazione sul mercato globale e chi invece vuole ritirarsi o perderle rintanandosi in casa. È una sfida sulla modernità. A noi la scelta da che parte stare. Alla politica il compito di non ignorare e di rappresentare con forza queste istanze. Questo popolo.

 

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