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Marmolada, i morti potrebbero essere 30: “Difficile riconoscerli, corpi straziati”

Anche il presidente del Consiglio Mario Draghi si recherà nella giornata di oggi a Canazei, dove è stata allestita la centrale operativa che sta coordinando le operazioni di ricerca dei dispersi dopo la valanga che ha colpito la Marmolada provocando al momento un bilancio di una trentina di vittime tra i morti accertati e i dispersi. A rendere ancora più drammatica e triste la situazione è la testimonianza di uno dei soccorritori secondo il quale sarà difficile riconoscere i “corpi straziati” delle vittime.

Valanga sulla Marmolada

Proseguono senza sosta le ricerche dei dispersi e delle vittime della valanga provocata dal crollo di parte del ghiacciaio di punta Rocca, in cima alla Marmolada. “Il rischio di altri crolli è alto”, spiega Walter Cainelli, presidente del Soccorso alpino e speleologico del Trentino. Intanto sei corpi sono stati già recuperati e portati a Canazei dove i parenti dovranno sottoporsi al triste ma obbligato rito del riconoscimento.

A questo proposito, però, risulta drammatica la testimonianza di uno dei soccorritori secondo il quale sarà difficile riconoscere le persone decedute perché i loro corpi sono “straziati”. Intanto, il governatore del Trentino Maurizio Fugatti racconta di aver ricevuto la telefonata del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. “Il capo dello Stato – spiega Fugatti – ha voluto trasmettere anche alla nostra comunità oltre che ai parenti delle vittime il proprio cordoglio. Allo stesso tempo ha espresso parole di gratitudine ai soccorritori che si stanno prodigando, in condizioni non certo facili, alla ricerca delle vittime della grossa frana che ieri pomeriggio ha causato morte e devastazione”.

Stanno facendo invece molto discutere le dichiarazioni di Reinhold Messner. “Non sto dicendo che chi oggi era là è stato imprudente. – si sfoga l’alpinista – Salire là, lungo la via normale, è una abitudine per chi va in montagna da quelle parti. Un alpinista bravo, però, non va sotto un seracco in questo periodo. L’arte dell’alpinismo sta nel non morire in una zona dove questa possibilità esiste. E, per riuscirci, bisogna tenere occhi e orecchie bene aperti. Sempre”, conclude.

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