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Mattarella potrebbe dimettersi: voci insistenti dal Quirinale

Sergio Mattarella potrebbe dimettersi da presidente della Repubblica per lasciare il suo posto al Quirinale a Mario Draghi. Per il momento si tratta solo di una voce che ha cominciato a diffondersi insistentemente da sabato scorso tra i corridoi della sede istituzionale che ospita il capo dello Stato. Il tam tam è poi proseguito nella giornata di sabato, per poi diventare un rumore sempre più assordante all’inizio di questa settimana.

Sergio Mattarella

Alla base di questa indiscrezione ci sarebbe innanzitutto il rapporto molto stretto che sarebbe venuto a crearsi negli ultimi tempi tra il premier uscente Mario Draghi e il suo successore Giorgia Meloni. A pesare su questo cambio anticipato alla guida del Quirinale potrebbe essere poi anche il fatto che lo stesso Sergio Mattarella sarebbe contrario a portare a termine il suo secondo settennato. Sia per l’età troppo avanzata, sia per rispettare il dettato costituzionale che non prevede un secondo mandato presidenziale (Giorgio Napolitano restò in carica solo dal 2013 al 2015 per il suo secondo giro al Quirinale).

Dunque l’ipotesi delle dimissioni di Mattarella entro la prossima estate non sono considerate un tabù. Ma prima il presidente vorrebbe avere la ragionevole certezza che il suo successore sarà proprio Mario Draghi. Opzione che non dispiacerebbe nemmeno alla Meloni che in Europa e con l’alleato americano verrebbe così difesa dall’ex premier.

Ma a mettere i bastoni tra le ruote a questo piano potrebbe essere proprio l’ala più estrema di Fratelli d’Italia, quella contraria alla globalizzazione e alle lobby finanziarie rappresentate dall’ex governatore della Banca centrale europea. Altro scoglio forse insuperabile è rappresentato da Silvio Berlusconi che, secondo un anonimo senatore della Lega intervistato da Il Tempo, “non vorrebbe rinunciare all’ipotesi di poter finalmente eleggere un presidente di destra. Magari provando, per la seconda volta, ad autocandidarsi. Purtroppo, ad oggi, non ha più il controllo nemmeno del suo partito. Lacerato dalle polemiche interne e dalle lotte per i posti di comando”.

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