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Matteo Salvini: un uomo lasciato solo al comando

Che Matteo Salvini sia un politico scaltro lo si è capito da tempo. Che sia al momento l’assopigliatutto nell’agone politico italiano, anche. Ma che facesse totalmente sua non solo la scena politica ma anche la regia del governo, questo no. Invece è accaduto proprio questo e capire quali implicazioni può avere la posizione assunta dal leader della Lega può aiutarci a comprendere l’evoluzione della strana alleanza uscita dalle elezioni politiche del 4 marzo 2018. Lo si è visto chiaramente con la vicenda dei migranti “sequestrati” sulla Nave Diciotti, per cui Salvini è indagato dalla Magistratura. Il leader leghista ha agito al di fuori della collegialità prevista dalla Costituzione, scavalcando i ministri responsabili di cui non abbiamo avuto notizia durante tutto lo svolgimento della crisi. Un uomo solo a Palazzo Chigi, insomma. Dov’era il Ministro della Difesa quando un funzionario del Ministero dell’Interno su input del suo “grande capo” impediva ad una nave militare italiana di attraccare in un porto italiano? E il Presidente del Consiglio Conte? Era troppo impegnato a duellare con Bruxelles, si dirà. Eppure molti retroscenisti lo dipingono come uomo puntiglioso nel rispetto di tempi e collegialità nel Consiglio dei Ministri. Collegialità fatta a pezzi da Salvini a colpi di tweet e post su Facebook. Qualcuno ha forse letto un comunicato ufficiale del Ministero degli Interni sulla vicenda della nave Diciotti?

Il sospetto che siamo in presenza di un uomo lasciato volutamente solo al comando è molto forte. Perché? Solo per ragioni di convenienza politica a breve termine? No, perché l’unico a guadagnarci in questa situazione al momento è proprio Salvini. Così facendo il leader della Lega riesce ad accreditarsi come uomo forte dell’esecutivo, l’uomo che sa tenere testa alle situazioni più difficili. Sulla questione migranti, cui si deve buona parte del suo successo elettorale, Salvini conta di camparci buona parte della legislatura. Non è interessato a risolvere subito il problema perché gli serve da benzina per la sua propaganda ad alto gradimento. Così come gioisce quando l’opposizione gli dà del fascista e del razzista: sono consensi in più ad ogni uscita. Sorprende il silenzio dell’altra gamba dell’esecutivo. Perché il Movimento 5 Stelle lascia così tanto spazio a Matteo Salvini? E’ solo per non regalare altri voti con il vittimismo preventivo tipico di Salvini che l’opposizione tace sulla slabbratura istituzionale di queste settimane estive?

Una cosa è certa, con la discussione sui provvedimenti economici il Consiglio dei Ministri dovrà recuperare la sua collegialità e soprattutto la sua operatività. Sì perché le decisioni sulla nave Diciotti sono maturate tra un tweet ed un post di Facebook, che non ci risulta abbiano sede a Palazzo Chigi o siano strumenti di comunicazione in prima battuta di provvedimenti di un Governo. A questo a dire il vero ci avevano già abituati Silvio Berlusconi e soprattutto Matteo Renzi. Ma mentre nel caso dei leader di Forza Italia e PD si parlava di un eccessivo ricorso allo strumento del decreto legge a scapito del Parlamento, nel caso di Salvini siamo in presenza di una rottura della consuetudine istituzionale, con le decisioni portate definitivamente fuori dai Palazzi. Uno strappo che potrebbe causare uno scontro ai massimi livelli istituzionali, già iniziato con la presa di posizione del Presidente della Camera Roberto Fico sul caso della nave Diciotti.

Sul perché il Movimento 5 Stelle lasci così tanto spazio a Salvini abbiamo letto molte analisi. La più condivisibile è quella che vuole i Pentastellati troppo spaventati dalle divisioni interne per sciupare energie nell’arginare il vulcanico leader della Lega. E se volete una conferma basta una semplice constatazione: Di Maio non ha fatto nulla per difendere il Presidente della Camera Fico dagli strali di Salvini nei giorni del “sequestro” dei migranti sulla Diciotti. Di più, l’uomo lasciato per il momento “solo al comando” serve al Movimento per concentrarsi sulle sue battaglie “massimaliste”. Dal Decreto Dignità, alla revoca della concessione ad Autostrade dopo il crollo del ponte Morandi a Genova fino al reddito di cittadinanza, Di Maio e soci sono troppo impegnati a creare le premesse per realizzare il loro programma di governo. Il M5S è in difficoltà nei sondaggi, che lo danno almeno 3 punti sotto alle politiche mentre l’alleato leghista vola sopra il 30% raddoppiando i consensi ottenuti il 4 marzo scorso. Siamo certi che impostati i primi provvedimenti “simbolo” i pentastellati cercheranno con ogni mezzo di disarcionare quell’uomo solo al comando di Palazzo Chigi. Ma forse sarà troppo tardi.