
Un colpo da oltre 900mila euro, 70 orologi di lusso portati via da una gioielleria dei Parioli, e poi la risposta dello Stato: rapida, tecnica, capillare. L’operazione della Polizia di Stato, coordinata dalla Procura di Roma, viene letta come un risultato importante sul fronte della sicurezza e come un successo della linea impressa dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, da tempo concentrata sul contrasto alla criminalità predatoria e alle bande organizzate.
La rapina risale alla primavera del 2024, quando due uomini, fingendosi clienti interessati all’acquisto di pezzi pregiati, erano entrati in una nota gioielleria del quartiere Parioli. Una volta all’interno, avevano estratto le pistole, una delle quali dotata di silenziatore, minacciando il dipendente e impossessandosi di 70 orologi. Un bottino enorme, per modalità e valore, che aveva subito acceso i riflettori su un gruppo non improvvisato.

La risposta dello Stato e il segnale del Viminale
Da quel momento la Squadra Mobile di Roma ha avviato un’indagine meticolosa, partita dalle immagini di videosorveglianza dell’esercizio commerciale. Proprio da quei filmati gli investigatori hanno isolato il volto di un uomo, ritenuto compatibile con quello di un 62enne romano già noto per reati simili. Gli accertamenti tecnici hanno poi rafforzato l’ipotesi, aprendo la strada alla ricostruzione di un’organizzazione articolata e con ruoli definiti.
Secondo gli inquirenti, al vertice della presunta associazione per delinquere ci sarebbe stato un 56enne di origini siciliane, affiancato da un conterraneo di 47 anni con compiti operativi, organizzativi e logistici. Sullo stesso livello sarebbe stato collocato l’uomo immortalato durante il colpo ai Parioli, incaricato dei sopralluoghi, della custodia delle armi e delle auto utilizzate per le rapine. Alla base, altri due soggetti avrebbero svolto mansioni di supporto.
Il gruppo, secondo la ricostruzione, avrebbe pianificato ogni azione con grande precisione: auto rubate, targhe contraffatte o clonate, mezzi di copertura e perfino dispositivi tecnologici come jammer e disturbatori di frequenze per rendere più difficile l’intervento delle forze dell’ordine. Le indagini avrebbero collegato ai sodali quattro rapine tra il 2023 e il 2025, ai danni di gioiellerie e uffici postali. L’ultima sarebbe stata sventata in via Borromeo dagli stessi agenti.
Un passaggio decisivo è arrivato lo scorso gennaio in Versilia, con l’arresto del 62enne ritenuto coinvolto nella rapina dei Parioli. L’uomo è stato trovato con una pistola clandestina simile a quella usata nel colpo e con una delle auto rubate considerate funzionali all’organizzazione. Il quadro raccolto dalla V Sezione, sotto il coordinamento dei magistrati del Dipartimento criminalità diffusa e grave della Procura di Roma, ha portato il GIP a disporre cinque custodie cautelari in carcere e due arresti domiciliari.
Le misure sono state eseguite alle prime ore del mattino dagli uomini della Squadra Mobile. Per il Viminale e per il ministro Matteo Piantedosi, l’operazione rappresenta un segnale forte: investigazioni mirate, presidio del territorio e contrasto alle bande specializzate. Va comunque ricordato che le evidenze descritte riguardano la fase delle indagini preliminari e che per gli indagati vale la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.