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Maxi sequestro nel porto: 113 chili di sostanza stupefacente nascosti nel pellet

Il porto di Gioia Tauro, in provincia di Reggio Calabria, torna al centro dell’attività di contrasto ai traffici internazionali di droga. In uno degli scali commerciali più importanti del Mediterraneo, la Guardia di finanza e l’Agenzia delle dogane e dei monopoli hanno portato a termine un nuovo intervento di controllo sui container in transito, confermando il ruolo strategico dello scalo calabrese nelle verifiche sulle merci provenienti dall’estero.

L’operazione è nata nell’ambito delle ordinarie attività di monitoraggio sulla movimentazione dei container, ma si è sviluppata a partire da specifiche risultanze informative che hanno spinto militari e funzionari doganali ad approfondire la posizione di un carico ritenuto sospetto. L’attenzione degli investigatori si è concentrata su una partita di pellet arrivata dall’America Latina e destinata all’importazione nel territorio italiano.

A quel punto è scattato l’intervento operativo. I militari del gruppo della Guardia di finanza di Gioia Tauro e i funzionari del locale Ufficio doganale hanno selezionato il container e lo hanno sottoposto a un’ispezione mirata. L’attività non si è limitata a un controllo documentale, ma ha previsto l’impiego delle apparecchiature scanner in dotazione all’Agenzia delle dogane e dei monopoli, strumenti fondamentali per individuare eventuali anomalie all’interno dei carichi senza compromettere la struttura dei colli.

Il controllo è stato poi rafforzato dall’intervento delle unità cinofile della Guardia di finanza, il cui contributo si è rivelato decisivo nella verifica della merce. La combinazione tra analisi informativa, tecnologie scanner e fiuto dei cani antidroga ha permesso agli operatori di restringere il campo e di individuare il punto in cui era stato occultato lo stupefacente. Proprio l’accuratezza dell’intervento effettuato ha consentito di trasformare un sospetto in un sequestro di grande rilievo.

All’interno della partita di pellet, infatti, sono stati trovati oltre 113 chilogrammi di cocaina, considerata dagli investigatori di qualità purissima e proveniente dal Sud America. La droga era stata nascosta nel carico con l’obiettivo di superare i controlli e raggiungere il mercato clandestino italiano, ma l’ispezione condotta nello scalo calabrese ha interrotto la catena del traffico prima che lo stupefacente potesse essere immesso in circolazione.

Il quantitativo sequestrato avrebbe potuto generare profitti enormi per le organizzazioni criminali. Secondo le stime, una volta distribuita sul mercato illegale, la cocaina avrebbe fruttato circa 20 milioni di euro. Il valore economico del carico conferma la dimensione dell’operazione e l’importanza dell’attività svolta nel porto di Gioia Tauro, dove ogni intervento di controllo può impedire l’ingresso nel Paese di partite di droga destinate ad alimentare reti criminali molto estese.

Il sequestro si inserisce in un bilancio già particolarmente significativo. A partire dal 2025, nello scalo di Gioia Tauro, la Guardia di finanza e l’Agenzia delle dogane e dei monopoli hanno sequestrato oltre 4,5 tonnellate di cocaina. Un dato che racconta non solo la pressione dei traffici internazionali sul porto calabrese, ma anche la continuità dell’azione di contrasto condotta dalle autorità.

La nuova operazione conferma dunque l’efficacia del dispositivo di controllo attivo nello scalo reggino. L’intervento effettuato sulla partita di pellet proveniente dall’America Latina ha evitato che un carico di cocaina dal valore milionario raggiungesse le piazze di spaccio, rafforzando ancora una volta il ruolo di Gioia Tauro come punto nevralgico nella lotta ai traffici di droga nel Mediterraneo.

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