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Calabria, Fratelli d’Italia travolta da scandali e inchieste: la decisione della Meloni

La spartizione dei candidati nel centrodestra in vista delle Regionali rivela più di un retroscena. In Calabria, ad esempio, Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia sono in fuga, per questo hanno lasciato campo libero a Salvini e Berlusconi. Il candidato Sindaco a Reggio Calabria, infatti, è andato alla Lega e la Presidenza del consiglio regionale a Forza Italia. Le importanti inchieste delle direzioni distrettuali antimafia calabresi hanno costretto la Meloni a rimuovere il commissario provinciale del Partito a Reggio Calabria, il salernitato Edmondo Cirielli che era deputato a stilare le liste per le elezioni regionali calabresi. Un altro esempio? Il candidato in pectore a Sindaco di Reggio Calabria, voluto dalla Meloni, Alessandro Nicolò venne arrestato nel luglio 2019 a causa dell’indagine della Dda di Reggio Calabria per concorso esterno in associazione mafiosa.

Come ricostruisce oggi Alessia Bausone su TPI, “secondo l’accusa Nicolò avrebbe favorito, in cambio di appoggi elettorali, gli obiettivi della cosca Libri di Cannavò, al cui vertice vi sarebbe Filippo Chirico, genero del boss defunto Pasquale Libri, già condannato a 20 anni di reclusione nell’inchiesta Theorema-Roccaforte”. Ma la Meloni ha avuto grossi problemi anche con i “suoi” consiglieri regionali eletti nell’ultima tornata elettorale: “Domenico Creazzo, già sindaco di Sant’Eufemia d’Aspromonte, appena un mese dopo la sua elezione è stato arrestato (ed è tutt’ora agli arresti domiciliari): è accusato di voto di scambio politico mafioso con la cosca Alvaro di Sinopoli. Nella stessa inchiesta compare l’altro consigliere ex PD fresco di svolta sovranista Giuseppe Neri”.

È tutto? Macché. “Il vicepresidente del consiglio regionale calabrese in quota Fratelli d’Italia Luca Morrone è accusato di ‘traffico di influenze’ nell’ambito dell’inchiesta Passepartout. E il capogruppo Filippo Pietropaolo comprare nelle carte del decreto di perquisizione e sequestro del 26 novembre 2008 della Procura di Salerno quale prestanome per l’acquisto di un immobile in co-proprietà con Giancarlo Pittelli. Quest’ultimo è un ex parlamentare in carcere dallo scorso dicembre che la Meloni nel 2017 aveva accolto nel Partito twittando: ‘Pittelli è un valore aggiunto per la Calabria e per tutta l’Italia’”.

Insomma, Giorgia Meloni sa bene quanto sia complessa la partita calabrese e per questo ha deciso di mettere in atto una “exit strategy” con la speranza di tornare al più presto al lavoro per cambiare e rinnovare totalmente la classe dirigente del suo partito in Calabria. Per il momento, basso profilo, e spazio aperto a Salvini e Berlusconi. Lontana dai riflettori della cronaca e della giustizia, Giorgia Meloni proverà a sistemare le cose.

 

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