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Migranti, la storia di chi perderà un contratto di lavoro a causa del “Decreto sicurezza”

Oggi Avvenire racconta la storia di S. Lui ha 22 anni e viene dalla Nigeria. Aveva il permesso di soggiorno e un lavoro regolare in una grande industria alimentare a Foggia, come molti altri. E con la compagna, coetanea e anche lei nigeriana, stava aspettando con gioia la nascita del primo figlio. Ma ora a causa del cosiddetto “decreto sicurezza”  voluto da Matteo Salvini e avallato dai suoi fidi a 5 Stelle, non ha più il permesso di soggiorno umanitario, e per questo ha perso il lavoro.

Ufficialmente, da questo momento in poi, S. è un irregolare, “destinato all’espulsione”. Una storia assurda. Giusy Di Girolamo, direttrice della Caritas della diocesi di Foggia-Bovino, lo sta seguendo da un anno e mezzo e spiega: “Era perfettamente integrato”.

Ma c’è ancora una speranza. Il piccolo nascerà tra un mese, il giovane lo riconoscerà e così dovrebbe avere un permesso di soggiorno, ma solo per sei mesi. “Poi non lo so, ma faremo di tutto per aiutare questa famiglia”. Davvero una storia drammaticamente assurda, che conferma la crudeltà del “decreto Salvini”. S., dopo il solito terribile viaggio nel deserto e quello non meno rischioso in gommone, arriva a Lampedusa nell’aprile 2017.

La prima tappa è al Cara di Borgo Mezzanone, poi la casa di accoglienza della Caritas. Qui, a settembre 2018, lui e altri quattro amici vengono assunti dalla Princes, azienda agroalimentare britannica, nello stabilimento dell’Incoronata, zona industriale di Foggia, il più grande in Europa per la trasformazione del pomodoro.

È il progetto ‘Lavoro senza frontiere’, realizzato in collaborazione con la Caritas, per promuovere condizioni di lavoro etico nella filiera del pomodoro. Contratto a tempo determinato di sei mesi e poi rinnovato per altri sei. Fanno un corso di formazione professionale e anche per la sicurezza sul lavoro. Una storia bellissima. Ma poi arrivano le nuove norme. E il permesso di soggiorno non viene rinnovato al ragazzo. Aveva l’umanitaria che non è più riconosciuta dal decreto né si può trasformare in permesso di lavoro, nonostante la disponibilità della Princes a proseguire col rapporto.

Ora incombe il decreto di espulsione, ma continua a vivere nella casa della Caritas. Oltretutto S. è uno dei sei ragazzi che hanno accettato di partecipare all’anno di volontariato sociale. Così vanno ogni giorno per due ore alla mensa per i poveri, molti italiani. Sono loro, gli immigrati, a distribuire il cibo. Inseriti anche nella Pastorale giovanile, hanno fatto i tornei di calcio coi ragazzi di Foggia. Questa è la barbara realtà del decreto Salvini.

 

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