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Migranti rifiutano tampone, Sansonetti: “Farei la stessa cosa”

In questo periodo l’Italia, così come gli altri Paesi del mondo, è alle prese con una nuova fiammata del Covid. Fioccano le polemiche tra favorevoli e contrari al vaccino, al green pass e persino al tampone. Proprio su quest’ultimo punto arriva una notizia che fa discutere: molti migranti rifiuterebbero di sottoporsi al tampone rino-faringeo per evitare di essere espulsi. Non potrebbero infatti essere imbarcati su un aereo senza il risultato di un tampone. Il caso esplode dopo un servizio di Quarta Repubblica. Gli ospiti di Nicola Porro lo commentano scambiandosi battute molto pesanti.

“Ormai (i migranti ndr) sono a conoscenza della legislazione. Per cui rifiutando il tampone sanno che non possono essere espulsi perché non possono imbarcarsi sul volo”. Così Luca Pantanella, sindacalista dell’Fsp Polizia, spiega a Nicola Porro e ai suoi ospiti cosa sta accadendo attualmente nei centri di accoglienza italiani. Lo studio è quello di Quarta Repubblica nella serata di lunedì 8 novembre.

“Stiamo cercando di gestire una situazione che non è gestibile, perché l’Europa non vuole gestirla con una politica comune”, commenta per primo il giornalista Tony Capuozzo. “Sono contento che l’Italia è un Paese civile e io se fossi un immigrato farei la stessa cosa. Abbiamo il dovere civile di accoglierli e di salvarli – replica il collega Piero Sansonetti – È in corso un fenomeno migratorio che è impossibile fermare, quindi che facciamo li buttiamo in mare?”. Questa la sua provocazione.

“Di tutt’altro avviso rispetto a Sansonetti si dimostra Hoara Borselli, secondo la quale “questi immigrati possono scegliere se fare il tampone, mentre in Italia oggi per lavorare sei obbligato a farlo”. Barricata opposta per Marta Collot di Potere al Popolo che ha i suoi “dubbi che l’Unione europea si basi su principi di solidarietà”. Chiude la discussione suor Anna Monia: “L’Italia è un Paese accogliente. Ma qui c’è una responsabilità politica perché poi c’è bisogno di integrazione e di dare lavoro. Perché non basta accoglierli e sfamarli”.

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