
La gip di Milano Tiziana Landoni, che ha deciso di non convalidare il fermo di Youssef Siher e di non disporre la custodia in carcere, è stata messa sotto vigilanza rafforzata dopo insulti e minacce ricevuti sui social. La misura, di primo livello e non una scorta personale, è stata esaminata il 5 novembre dal Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, in seguito a una richiesta del presidente del Tribunale di Milano, Fabio Roia. Altre notizie nella sezione Milano.
Cosa è stato deciso
Il Comitato ha ratificato una vigilanza generica radiocollegata: passaggi continui di volanti della polizia, pattugliamenti mirati dei carabinieri e controlli nei luoghi frequentati dalla giudice e vicino alla sua abitazione. Non è una scorta personale, ma un dispositivo simile a quello impiegato per gli obiettivi sensibili. La protezione era già operativa da alcuni giorni. Se emergessero pericoli specifici o minacce imminenti, il livello di tutela potrà essere innalzato d’urgenza.
Come è nato il caso
Dopo la decisione della gip, il monitoraggio dei social svolto dai carabinieri in servizio negli uffici di dirigenza del Tribunale ha rilevato insulti e minacce nei suoi confronti. Il 30 ottobre Roia ha inviato una lettera urgente al prefetto Claudio Sgaraglia, al questore Bruno Megale, alla procuratrice generale Francesca Nanni e al procuratore Marcello Viola, chiedendo di valutare misure di protezione, compresa la scorta. Gli investigatori continuano a monitorare il flusso dei messaggi intimidatori. Al comitato di presidenza del Consiglio superiore della magistratura è stata inoltre depositata la richiesta di apertura di una pratica a tutela della giudice.
La decisione sul caso Siher
Il 28 ottobre la gip non ha convalidato il fermo di Youssef Siher, il trentenne accusato dalla Procura di Milano di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo per aver creato e gestito la chat del gruppo «17 ottobre», e ha respinto la richiesta di custodia cautelare in carcere. L’indagine su Siher prosegue e per lui vale la presunzione di innocenza. La decisione ha provocato polemiche, tra cui le critiche della premier Giorgia Meloni; il Tribunale di Milano ha preso le difese della giudice, giudicando irricevibili alcune dichiarazioni.
Una questione di tutela
Le critiche a una decisione giudiziaria sono legittime e possono essere espresse nelle sedi opportune; le minacce a un magistrato, invece, sono un reato e vengono perseguite. Il Tribunale ha invitato a distinguere il confronto sulle decisioni dalle intimidazioni personali.
Cosa non è ancora noto
Non è noto chi abbia scritto i messaggi di minaccia né se siano state presentate denunce; non è noto se il livello di vigilanza sarà aumentato. Le informazioni potranno essere aggiornate.
Fonte: Tribunale di Milano, MilanoToday, Fanpage.it, Virgilio, Il Giornale d’Italia, Prefettura di Milano