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Donne e medici in carcere se applicano la 194. L’ultima idea del ministro Fontana

Italia, anno domini 2018: il ministro Lorenzo Fontana vuole abolire la 194; la ministra Giulia Bongiorno vuol riscrivere il ddl Pillon sull’affido. No, non è l’inizio di un romanzo distopico, è la realtà. Sta accadendo davvero. Tra una adesione e una spaccatura, la Lega guida l’automobile dei diritti civili. Con una linea sua, che infiamma il dibattito, dopo aver fatto sì che venissero cancellate, dal contratto di governo gialloverde, tutte le parti del programma M5S che riguardavano questi punti, dalle misure pro 194 (più consultori e sostegno a chi abortisce) al maggior accesso alla procreazione assistita (c’era scritto di voler “garantire la procreazione medicalmente assistita a tutte le coppie​, senza discriminazioni di sorta tra la fecondazione autologa e quella eterologa”).

In particolare, in questi giorni al centro del fuoco sono Lorenzo Fontana, ministro della Famiglia, che sottotraccia si batte contro la 194, e il suo amico e collega di partito, Simone Pillon, il cui ddl ha provocato una spaccatura dentro il Carroccio. Ma andiamo con ordine. Per quel che riguarda il ddl Pillon critiche sono piovute sul testo dall’interno della Lega.

Una affollata riunione di gruppo a Palazzo Madama, infatti, ha visto per la prima volta l’esame approfondito del testo, da parte di tutti. Senatori, ma anche due ministri: quella della Pubblica amministrazione, Giulia Bongiorno, e quello dell’Agricoltura, Gian Marco Centinaio. La Bongiorno avrebbe provato a dare una sterzata al testo – capeggiando un gruppo di perplessi, soprattutto donne – criticando essenzialmente tre elementi. A partire dal “vulnus” di riferirsi a un “minore”, genericamente, mentre c’è bambino e bambino, “un conto è un neonato, un altro un ragazzo di 14”, sarebbe stato l’argomento.

Secondo elemento, la divisione aritmetica del tempo tra madre e padre che non tiene conto dell’interesse dei figli: “ci vuole uno spazio” in cui valutare caso per caso; terzo, la divisione tra due case, mentre bisognerebbe mantenere una forma di sostegno per le donne che spesso – non lavorando proprio, lavorando meno, lasciando il lavoro – risultano impoverite dal contributo dato alla famiglia. A quanto raccontano, Pillon ha preso appunti, mentre c’è stato chi nella riunione avrebbe invocato il fatto che “Salvini vuole questa legge”.

Un ministro della Famiglia iscritto al Comitato No194. Il prossimo 13 ottobre a Milano e a Caserta i sostenitori della battaglia per abolire via referendum la legge del ’78 si troveranno in piazza avendo tra i sostenitori una alta carica politica: Lorenzo Fontana, appunto. Già a maggio aveva aderito (con Meloni e Giorgetti) alla “Marcia per la vita” delle associazioni pro-life. Ma all’epoca il governo non era ancora formato. Ora è diverso, il Comitato No194, che esiste dal 2009 e dice di contare 30mila iscritti, può fregiarsi della adesione del ministro.

Fontana la firmò nel 2011, davanti a una chiesa di Desenzano. Per abrogare via referendum la 194, ma anche per sostituirla con una che punisca donna e medici con una pena tra gli “8 e i 12 anni”, come recita il testo disponibile sul sito. All’appuntamento, a Milano, parlerà anche Roberto Fiore, segretario di Forza Nuova, che non è nuovo alla battaglia, anzi ne ha fatto una cosa di famiglia, essendo pure il figlio Alessandro portavoce di Pro-vita onlus. No-aborto, concezione trecentesca della donna, Forza Nuova e i richiami al fascismo… Ripetiamo: Italia, anno domini 2018.

 

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