Vai al contenuto

Mitra, bazooka e fucili sotterrati nella campagna italiana. La scoperta choc: emerge un arsenale

Sotto un terreno apparentemente come tanti, tra sterpaglie e campagna silenziosa, si nascondeva un deposito di morte. Un arsenale vero e proprio, degno di un conflitto armato, sepolto nel cuore della provincia di Caserta. La scoperta, avvenuta nelle ultime ore, ha lasciato senza parole anche gli investigatori più esperti.

È successo al confine con Castel Volturno, in un’area periferica del capoluogo campano. Qui, durante un’operazione mirata, la Squadra Mobile della Questura di Caserta ha riportato alla luce un quantitativo impressionante di armi e munizioni, ritenuto riconducibile al clan dei Casalesi. Un ritrovamento che riaccende i riflettori sulla presenza silenziosa ma ancora pericolosa della criminalità organizzata sul territorio.

L’operazione è scattata nella mattinata di lunedì 29 dicembre, al termine di un’attività investigativa condotta nell’ambito dei controlli contro i reati legati alla camorra. Gli agenti avevano da tempo individuato un terreno sospetto, formalmente di proprietà dello Stato, dove si ipotizzava fosse stato nascosto un deposito di armi.

Nel pomeriggio sono partite le operazioni di scavo. Bastano pochi metri sotto la superficie perché emerga l’inimmaginabile.

Dal terreno sono state estratte armi di ogni tipo, alcune delle quali di estrema pericolosità. Il bilancio del sequestro parla chiaro:
tre lanciarazzi anticarro, una mitraglietta, quattro fucili d’assalto, una carabina di precisione, un fucile a pompa, otto pistole e circa 600 cartucce. Un quantitativo che fa pensare a una dotazione pronta per azioni armate su larga scala.

I tre lanciarazzi, considerati particolarmente instabili e pericolosi, sono stati immediatamente fatti brillare sul posto dagli artificieri della Polizia di Stato, intervenuti a supporto. Tutte le altre armi sono state poste sotto sequestro e messe a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

Ora la domanda è una sola: chi doveva usarle. Le indagini proseguono per individuare i responsabili del deposito e per verificare se quelle armi siano state già impiegate in episodi criminali recenti, magari ancora senza colpevoli.

Un ritrovamento che fotografa una realtà inquietante: la guerra delle mafie non sempre fa rumore. A volte resta nascosta sotto terra, in attesa. E quando riemerge, racconta quanto il pericolo sia ancora tremendamente vicino.

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure