
A due giorni dall’attacco avvenuto in via Emilia a Modena, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha rilasciato un’intervista esclusiva al Giornale dopo il vertice in prefettura, offrendo nuovi elementi sul profilo di Salim El Koudri, il 31enne che sabato 16 maggio ha travolto con un’auto una decina di pedoni, provocando otto feriti di cui quattro in condizioni gravi.

Secondo quanto dichiarato dal ministro, El Koudri avrebbe inviato in passato una mail alla sua università contenente frasi offensive verso i cristiani, seguite da scuse. Questo dettaglio, pur non modificando la valutazione provvisoria degli inquirenti, complica il quadro investigativo: al momento non risultano infatti prove di radicalizzazione islamista strutturata né collegamenti con reti fondamentaliste.
- Salim El Koudri, 31 anni, nato a Seriate (Bergamo) da famiglia di origine marocchina, residente a Ravarino (Modena), laureato in Economia e senza precedenti penali;
- Fino a marzo 2024 era seguito dal Centro di salute mentale di Castelfranco Emilia per un disturbo schizoide della personalità;
- Le indagini e perquisizioni, compresa l’analisi dei dispositivi elettronici, non hanno evidenziato elementi riconducibili a radicalizzazione islamista o terrorismo;
- Il movente ipotizzato è legato al disagio personale causato dalla mancanza di un lavoro stabile;
- Otto persone sono rimaste ferite, quattro in modo grave, tra cui una donna di 55 anni in Rianimazione presso l’Ospedale Maggiore di Bologna che ha subito l’amputazione di entrambe le gambe;
- El Koudri è stato bloccato da alcuni cittadini dopo aver tentato la fuga a piedi e aver accoltellato un passante;
- Le indagini sono coordinate dalla Procura di Modena, mentre la DDA di Bologna ha previsto, in via precauzionale, l’intervento del gruppo antiterrorismo.
Il ministro Piantedosi ha escluso al momento la presenza di un terrorismo islamista pianificato, ma ha sottolineato la gravità dell’aggressione, definendola “un atto deliberato contro civili inermi”. Ha inoltre evidenziato che sarebbe un errore considerare il gesto come un’azione di un folle isolato, evidenziando i profondi interrogativi che emergono sul disagio sociale, l’integrazione e le difficoltà identitarie di alcune seconde generazioni.
Riguardo al fenomeno dei cosiddetti “lupi solitari”, Piantedosi ha ricordato che, nonostante l’Italia disponga di uno dei sistemi di prevenzione più avanzati in Europa, questa tipologia di minaccia resta tra le più insidiose per la sua imprevedibilità.
Nel corso dell’intervista, il ministro ha respinto l’interpretazione che consideri El Koudri un simbolo di integrazione riuscita solo perché cittadino italiano e laureato. Piantedosi ha precisato che l’integrazione è un processo complesso che va oltre il titolo di studio o la cittadinanza, coinvolgendo educazione, legalità, lavoro, valori democratici e condizioni sociali reali. Ha evidenziato come, soprattutto nelle seconde generazioni cresciute in contesti di marginalità, questo percorso possa fallire.
Il fatto ha anche riacceso il confronto politico all’interno della maggioranza. Il vicepremier Matteo Salvini ha proposto lo stop ai permessi di soggiorno per i delinquenti, definendo El Koudri un “criminale di seconda generazione”. Al contrario, il vicepremier Antonio Tajani ha sottolineato che El Koudri è cittadino italiano, rendendo inapplicabili le misure di espulsione richieste da Salvini e spostando il dibattito sull’integrazione fallita dentro i confini nazionali.
Piantedosi ha glissato sulle proposte della Lega, ricordando che il governo ha già rafforzato gli strumenti legislativi con recenti decreti sicurezza e ha ribadito che chi viene accolto in Italia deve rispettarne le leggi e i valori, principio fondante di civiltà e politica.
Il vicepremier Tajani ha avanzato la proposta al ministro Piantedosi di conferire un’onorificenza civile a Luca Signorelli, il passante che ha contribuito a fermare El Koudri durante la fuga, rimanendo ferito nel tentativo. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha pubblicamente ringraziato Signorelli, definendo il suo gesto “una scelta umana e luminosa”. Le procedure per il riconoscimento seguiranno l’iter istituzionale previsto.
Le indagini della Procura di Modena sono tuttora in corso e non è stato ancora definito un quadro definitivo sul movente e la natura dell’aggressione. L’episodio ha però già avuto conseguenze politiche e sociali: ha riaperto il dibattito sulla gestione dei pazienti psichiatrici sul territorio, dato che El Koudri aveva interrotto il percorso di cura nel 2024, e ha rilanciato lo scontro interno alla maggioranza su temi quali immigrazione, cittadinanza e seconde generazioni.
Piantedosi ha concluso l’intervista con un appello alla responsabilità politica: “La sicurezza dovrebbe essere il primo terreno di unità nazionale. Purtroppo invece spesso prevalgono approcci ideologici che finiscono per indebolire l’azione dello Stato”.