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Morte carabiniere, i sovranisti non credono alla confessione dell’americano

Sembrerebbe tutto chiaro, o quasi. Non tornano alcuni dettagli, certo. Ma sulla responsabilità di due ragazzi americani intorno alla morte del carabiniere Mario Cerciello Rega, ucciso a coltellate a Roma dopo una folle aggressione, i dubbi sembrano essere svaniti, dopo ore iniziali in cui si era parlato di alcuni nordafricani come responsabili dell’omicidio. E invece la storia è tutt’altro che finita, considerando il fatto che molti siti e utenti considerati vicini a posizioni “sovraniste” continuano a gettare ombre.

La teoria che continua a girare sui social, infatti, per quanto bizzarra possa sembrare, è la seguente: “Hanno rimediato in fretta e furia un ‘bianco’ da far confessare per l’omicidio, perché temono seriamente una ribellione delle forze dell’ordine” si legge così ad esempio sulla pagina Facebook del Giornale, dove diversi internauti sostengono l’ardita tesi.
E ancora: Silvia si dice poco convinta della versione ufficiale, Lello aggiunge che è tutto troppo strano. Nomi che si susseguono, stessa linea: qualcuno sta nascondendo la verità sul caso. Si scrive, così, di un presunto coinvolgimento di immigrati che però sarebbe tenuto lontano dagli organi di stampa, così da evitare che la rabbia degli agenti e dei cittadini possa sfociare in proteste violente e iniziative personali per vendicare l’agente ucciso a Roma.Addirittura Marco Gervasoni, che insegna Storia contemporanea all’Università del Molise e Storia comparata dei sistemi politici all’Università Luiss di Roma, azzarda: “difficilmente i media mainstream ci diranno quel che è accaduto perché in Germania c’è un accordo tra i giornali per nascondere i reati commessi da immigrati”.

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