Monte dei Paschi di Siena prova a trasformare la difesa in un’offensiva. Per contrastare l’Opas da 30,6 miliardi lanciata a giugno da Intesa Sanpaolo, il consiglio di amministrazione della banca senese ha approvato due offerte pubbliche di scambio su Banco Bpm e Banca Generali, per un valore complessivo di circa 34 miliardi di euro.
Il progetto dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio punta a conservare l’autonomia del Monte e a creare un gruppo capace di riunire credito commerciale, investment banking, consulenza e gestione del risparmio.
Due offerte interamente in azioni

La proposta su Banco Bpm vale circa 25,3 miliardi. Mps offre 1,567 nuove azioni proprie per ogni titolo del Banco, con un prezzo implicito di 16,729 euro e senza premio rispetto alle quotazioni ufficiali del 19 agosto. Siena presenta il rapporto come una combinazione tra pari.
Per Banca Generali il controvalore è invece di 8,72 miliardi: il rapporto è di 6,958 azioni Mps per ogni azione della società, con una valutazione implicita di 74,284 euro e un premio del 10 per cento. Le offerte sono state lanciate in parallelo e puntano alla totalità dei titoli delle due società.
La maxi distribuzione da quattro miliardi
L’incentivo più immediato per gli azionisti del Monte è una distribuzione straordinaria da 4 miliardi, pari a 1,208 euro lordi per azione. Un miliardo verrebbe pagato in contanti, mentre gli altri tre sarebbero corrisposti attraverso azioni Assicurazioni Generali detenute indirettamente da Mps tramite Mediobanca.
La quota distribuita corrisponderebbe a circa il 4,5 per cento del capitale del Leone. Il beneficio è riservato ai soci Mps presenti prima del regolamento e scatterebbe soltanto qualora almeno una delle due operazioni diventasse efficace.
Il progetto di un nuovo campione nazionale
Nei calcoli di Rocca Salimbeni, l’aggregazione darebbe vita al terzo gruppo bancario italiano per totale attivo, con un bilancio pro forma di circa 466 miliardi e oltre 810 miliardi di attività finanziarie complessive.
Lovaglio ha indicato una capitalizzazione potenziale vicina agli 80 miliardi, che collocherebbe il nuovo soggetto tra le prime dieci banche europee. In caso di adesione integrale, gli attuali azionisti Mps conserverebbero il 50,1 per cento del gruppo, quelli di Banco Bpm il 37,2 per cento e quelli di Banca Generali il 12,7 per cento.
Il piano stima sinergie ante imposte a regime per 2,6 miliardi l’anno, di cui 800 milioni collegati all’integrazione di Mediobanca. I costi una tantum sono quantificati in 2,5 miliardi tra il 2027 e il 2029. Banco Bpm rafforzerebbe la presenza nel Nord Italia, mentre Banca Generali porterebbe una piattaforma di primo piano nel wealth management.
Il voto dei soci è il primo ostacolo
Il via libera del consiglio non è stato unanime: quattro amministratori di minoranza si sono astenuti. La decisione finale passerà dall’assemblea convocata per il 29 ottobre, dove serviranno i due terzi dei voti. Saranno decisivi gli orientamenti dei grandi soci di Mps, a partire da Delfin, dal gruppo Caltagirone e dal ministero dell’Economia.
Peseranno anche le scelte degli azionisti delle società obiettivo. Crédit Agricole possiede una quota determinante in Banco Bpm, mentre Assicurazioni Generali controlla il 50,17 per cento di Banca Generali. Per ciascuna offerta occorrerà superare il 50 per cento del capitale più un’azione e ottenere le autorizzazioni regolamentari. Mps punta a completare il progetto entro metà febbraio 2027.
Banca Generali ha già precisato che l’offerta non era stata sollecitata né concordata preventivamente. Banco Bpm riunirà il proprio consiglio nei primi giorni della prossima settimana. Piazza Affari ha accolto il progetto con prudenza, segnalando i dubbi del mercato sulla complessità dell’esecuzione.

Intesa non arretra e valuta la strada Consob
La controffensiva di Siena non modifica, almeno per ora, il piano di Intesa Sanpaolo. L’offerta guidata da Carlo Messina prevede 16 azioni Intesa ogni 10 azioni Mps, più un euro in contanti per ciascun titolo, per un valore iniziale di 30,6 miliardi.
In caso di successo, Intesa manterrebbe Mediobanca e circa 625 filiali del Monte, mentre un’entità autonoma comprendente altre 635 filiali, il marchio storico e parte delle strutture centrali verrebbe ceduta a Unipol.
Intesa sta inoltre valutando un esposto alla Consob sulle comunicazioni relative alla doppia offerta, per tutelare l’integrità del mercato e la corretta informazione degli azionisti.
Il dossier ha assunto anche un peso politico. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha espresso l’auspicio che Mps non venga smembrata, riportando al centro la tutela del marchio, della sede senese e del radicamento territoriale.
La sfida non riguarda quindi soltanto il controllo di una banca. In gioco ci sono gli equilibri del sistema finanziario italiano, il ruolo di Mediobanca e Generali, la distribuzione del credito nei territori e il futuro di uno dei marchi bancari più antichi del mondo.