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Multe ai genitori che postano foto con i figli piccoli

Dalle celebrities ai comuni mortali, sono molti coloro che postano foto con la famiglia per condividere i momenti più belli e divertenti. Ma siamo sicuri che la privacy dei nostri bambini, soprattutto quelli più piccoli, sia in questo modo preservata?

Il dibattito è aperto da quando sono nati i social e con essi la necessità di condividere la vita privata. I genitori che mettono su Facebook o su Instagram scene familiari, riscuotono di solito due tipi di reazione: chi ne apprezza la tenerezza, e chi al contrario grida allo scandalo. Questi ultimi infatti promuovono un uso più consapevole dei social network, invitando a preservare la sicurezza e l’intimità dei figli, spesso troppo piccoli per scegliere consapevolmente di far apparire la propria immagine sui profili dei propri genitori.

Così, la giurisprudenza nel settore si amplia e si complica, creando precedenti intorno a questi temi nuovi e delicati. Sembra infatti che le questioni controverse riguardino soprattutto le immagini digitali dei figli usate, anzi abusate, in situazioni di separazioni o divorzi.

L’area è quella dei diritti dei minori, che non possiede ancora leggi ben precise in materia di minori e tutela in ambienti digitali.

Ci sono dunque alcuni esempi che provengono dai casi trattati dai vari tribunali.

I casi portati in tribunale

L’ultimo in ordine di rilevanza deriva da un procedimento, il  39913/2015, trattato a Roma: il tribunale ha stabilito che un giudice ha la facoltà di ordinare la totale rimozione di foto di figli, qualora i genitori le abbiamo utilizzate impropriamente. La condanna consiste in una multa da versare a favore del minore leso.

Il caso specifico riguardava un adolescente che aveva dichiarato la necessità di volersi rifare un’identità dopo la continua presenza di immagini che lo ritraevano sui social, contro il suo volere, postate dalla madre.

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Cosa ha dichiarato il giudice?

Ha ordinato la rimozione di foto e video, oltre a vietare ulteriori pubblicazioni. La pena? 10mila euro di risarcimento al minore, attraverso un tutore, e al marito della donna incriminata dall’accusa.

Che sia da monito per genitori presenti e futuri, e per tutte le famiglie moderne. Il caso di Roma, infatti, non è isolato. Nel mondo ci sono numerosi altri casi simili che coinvolgono molti settori chiave delle regole della comunità, come il testo unico sulla privacy, la legge sul diritto d’autore e perfino la Convenzione sui diritti del fanciullo di New York, nata nel 1989 e poi ratificata pochi anni dopo anche in Italia con la legge 176/1991. La sicurezza dei minori passa dunque dalla consapevolezza dei genitori. 

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