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Nordio: “Mattarella al Quirinale e Draghi premier la migliore soluzione”

Neanche Carlo Nordio crede che la soluzione di nominare un presidente della Repubblica di centrodestra fosse la migliore. L’ex magistrato veneto è stato uno dei petali della rosa proposta da Salvini, Berlusconi e Meloni per tentare la scalata al Quirinale. Insieme a lui c’erano Letizia Moratti, Marcello Pera e la presidente del Senato Elisabetta Casellati. Tutti finiti inevitabilmente nel tritacarne dei veti incrociati. Secondo Nordio, insomma, la “soluzione migliore” è stata riconfermare sia Sergio Mattarella al Colle che Mario Draghi a Palazzo Chigi.

Carlo Nordio

“Mattarella al Quirinale e Draghi al governo sono la migliore soluzione che ci potesse capitare”, taglia corto Carlo Nordio intervistato dal quotidiano Il Foglio. “L’elezione del presidente è avvenuta secondo una perfetta forma costituzionale. – sottolinea l’ex toga – Ma la credibilità della politica è crollata. Dopo aver presentato candidati di ogni risma, si è tornati al punto di partenza, addirittura contro la volontà dell’eletto che, ad elezione avvenuta, non poteva rifiutarsi”.

A detta di Nordio, “da almeno due anni viviamo un’anomalia assoluta. Siamo l’unico Paese al mondo che ha avuto due governi di segno opposto con il medesimo premier. Si sarebbe dovuti andare ad elezioni all’indomani della caduta del Conte I”, protesta facendo riferimento al passaggio dal governo gialloverde a quello giallorosso, sempre con Giuseppe Conte nel ruolo di premier.

“L’approvazione del referendum che ha ridotto il numero dei parlamentari ha creato una situazione radicalmente nuova. – conclude il suo ragionamento Carlo Nordio – La prorogatio di Mattarella è pienamente legittima. Ma è impossibile ignorare il contrasto con il Parlamento che uscirà dalle urne del prossimo anno, in una struttura completamente diversa”. Una anomalia costituzionale che, pur non essendo contraria alla legge, rischia di creare confusione tra un anno, quando gli italiani saranno chiamati a recarsi nuovamente alle urne per eleggere un Parlamento diminuito di un terzo dei suoi attuali rappresentanti.

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